Proteste in Israele per gli ostaggi, strade bloccate a Tel Aviv
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Redazione Esteri
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Con il blocco del traffico in direzione sud sull’autostrada Ayalon, una delle principali arterie di Tel Aviv, è cominciata un’intensa giornata di mobilitazione in tutto il paese. L’iniziativa, promossa dall’Hostages and Missing Families Forum, il collettivo che riunisce i familiari delle persone rapite, è scattata alle 6:29 del mattino, un orario scelto non a caso: corrisponde infatti all’esatto momento in cui, il 7 ottobre del 2023, Hamas sferrò il suo attacco nel sud di Israele. Quell’azione, che portò alla morte di centinaia di civili e alla cattura di numerosi ostaggi, rappresenta il tragico evento all’origine dell’attuale conflitto.
Oltre alla Ayalon, i dimostranti hanno presidiato e interrotto la circolazione su altri snodi cruciali, come la Route 2, la cosiddetta ‘Coastal Highway’, bloccata all’altezza della Yakum Junction a nord della città. L’obiettivo delle proteste, che si sono propagate rapidamente attraverso i principali incroci del paese, è duplice: spingere il governo israeliano a raggiungere un accordo che consenta il recupero dei prigionieri ancora nelle mani di Hamas e, al contempo, sollecitare la fine immediata delle operazioni militari nella Striscia di Gaza.
La pressione sull’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu, il quale ha convocato per le 16 ora locale il gabinetto di Sicurezza nazionale, raggiunge così un nuovo apice. Le manifestazioni, che vedono una partecipazione trasversale, non sono più un fenomeno sporadico ma si configurano come un movimento organizzato e persistente, il cui scopo è ricordare alle autorità che la priorità, per molti israeliani, rimane il ritorno a casa dei propri cari.




