Morte David Rossi, la procura di Siena riapre le indagini a tredici anni dal volo da Rocca Salimbeni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A tredici anni esatti dalla morte di David Rossi, il capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio al terzo piano di Rocca Salimbeni, la Procura di Siena ha ufficialmente riaperto le indagini. L’iniziativa, anticipata nei giorni scorsi dal conduttore Massimo Giletti nel corso della trasmissione Lo Stato delle Cose e confermata dal presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Gianluca Vinci, segna una svolta epocale in una vicenda giudiziaria che sembrava essersi arenata nelle secche delle precedenti archiviazioni. I pm titolari del nuovo fascicolo, Siro De Flammineis e Niccolò Ludovici, hanno formalmente richiesto l’acquisizione degli atti e delle perizie che la stessa commissione aveva depositato, e che ora costituiscono il fondamento su cui poggia la riapertura del caso.

Il nodo delle lesioni, un volto segnato e un polso trattenuto

Al cuore della nuova fase investigativa vi sono due consulenze tecniche, elaborate dal medico legale Robbi Manghi e dal tenente colonnello del Ris Adolfo Gregori, le quali hanno letteralmente scardinato l’ipotesi del suicidio. La prima perizia, focalizzata sulle ferite al polso sinistro, ha portato i consulenti a ipotizzare una dinamica del tutto inedita: Rossi sarebbe stato trattenuto per un braccio mentre pendeva all’esterno della finestra, e la lesione prodotta dal cinturino dell’orologio – rinvenuto staccato e caduto a terra in un momento successivo rispetto al – sarebbe la traccia di quella presa. Ma è l’esame delle ferite sul volto ad aver fornito gli elementi più dirompenti: i segni sullo zigomo sinistro e sul labbro, secondo i periti, sarebbero il risultato di un impatto violento e di uno sfregamento contro la barra metallica dei fili antipiccione posizionati all’esterno della finestra. "La loro distribuzione spaziale è coerente con la posizione della barra metallica o della traversa del telaio" si legge nella relazione, che parla di "ecchimosi da impatto", compatibili con una pressione esercitata da terzi e non certo con una caduta libera.

Dalla relazione della commissione, l’esclusione del suicidio

Il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta bis, presieduta da Gianluca Vinci, ha assunto così un rilievo probatorio inaspettato, approdando all’approvazione all’unanimità di una relazione intermedia che parla senza mezzi termini di omicidio. I presenti in Commissione, esclusi alcuni assenti come quelli di Avs e Pd, hanno votato a favore di un documento che mette nero su bianco come le evidenze tecnico-scientifiche mostrino David Rossi "vittima di un’azione con l’intervento di soggetti terzi". È questo cambio di paradigma – il passaggio dall’ipotesi di un gesto volontario a quella di un’azione omicidiaria – ad aver convinto la magistratura senese a riaprire un fascicolo che per anni era rimasto chiuso, dando credito alle istanze che la famiglia non aveva mai smesso di avanzare.

Il filone delle sponsorizzazioni e la regia occulta del denaro

Parallelamente agli accertamenti medico-legali, un altro fronte investigativo appare cruciale per comprendere il contesto in cui maturò la morte del manager. Le cronache locali e gli atti della Commissione hanno ricostruito come l’ufficio Comunicazioni di Rossi gestisse un portafoglio annuale di circa cinquanta milioni di euro destinati a sponsorizzare squadre di calcio, basket e rugby, un fiume di denaro che scorreva senza particolari controlli e che oggi viene considerato un possibile movente. Nel mirino degli inquirenti, e in particolare anche di altre Procure distrettuali che potrebbero essersi attivate, ci sono i flussi economici legati a sponsorizzazioni opache e a possibili operazioni di riciclaggio che si celavano dietro contratti fittizi. Il metodo suggerito è quello di follow the money: seguire la traccia dei pagamenti e delle false fatturazioni per arrivare a capire chi potesse avere interesse a far tacere chi, come Rossi, era il dominus di quei rapporti.

Aggressioni e minacce, un clima da depistaggio

Il quadro che emerge è reso ancora più torbido dalle recenti minacce ricevute da Catia Silva, la stretta collaboratrice del presidente Vinci, che aveva condotto gran parte delle ricerche sul campo proprio a Siena. La donna è stata avvicinata sotto casa da uno sconosciuto che, dopo aver oltrepassato la recinzione, le ha intimato "Morirai", un episodio grave che ha spinto la Commissione a chiedere l’acquisizione di celle telefoniche e immagini delle telecamere per risalire all’identità del mittente. Un atto intimidatorio, questo, che sembra voler colpire chi si è spinto troppo in là nella ricerca della verità e che conferma, agli occhi degli inquirenti, la presenza di una regia occulta determinata a ostacolare le indagini su quella che fu, a tutti gli effetti, la fine violenta del responsabile della comunicazione di Mps.

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