Morte di David Rossi, la Procura di Siena riapre le indagini a tredici anni dalla caduta da Rocca Salimbeni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A tredici anni esatti da quel 6 marzo 2013, la morte di David Rossi, il responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio al terzo piano di Rocca Salimbeni, torna a essere formalmente al centro dell’attenzione della magistratura. La Procura di Siena, come confermato dal presidente della commissione parlamentare d’inchiesta bis, Gianluca Vinci, ha infatti aperto un nuovo fascicolo d’inchiesta, muovendosi sulla scia delle risultanze emerse dalle recenti perizie depositate dai consulenti tecnici. L’annuncio, inizialmente filtrato attraverso i canali social del conduttore Massimo Giletti in vista della sua trasmissione Lo Stato delle Cose, ha trovato riscontro ufficiale nelle dichiarazioni dello stesso Vinci, il quale ha espresso soddisfazione nel vedere che il lavoro della commissione, seppur di natura politico-conoscitiva e non giudiziaria, stia producendo effetti concreti sul piano penale. Gli atti, secondo quanto si apprende, sarebbero stati richiesti dai pubblici ministeri Siro De Flammineis e Niccolò Ludovici, e il fascicolo risulterbbe aperto già alla fine dello scorso dicembre, proprio nei giorni in cui emergevano i primi elementi di novità sulle lesioni riscontrate sul Corpo del manager.

Il cuore pulsante della riapertura delle indagini risiede nelle perizie svolte dal tenente colonnello dei Ris Adolfo Gregori e dal medico legale Robbi Manghi, incaricati dalla commissione presieduta da Vinci. I due consulenti, attraverso nuovi sopralluoghi e l’utilizzo di tecnologie avanzate per la rilettura dei filmati dell’epoca, hanno sostanzialmente ribaltato l’ipotesi del suicidio che aveva portato all’archiviazione di due precedenti inchieste. L’analisi si è concentrata in particolare sulle ferite al polso sinistro di Rossi e sul meccanismo di distacco del suo orologio: i test hanno dimostrato che la cassa dell’orologio è caduta a terra prima del cinturino, un’anomalia che, secondo gli esperti, sarebbe incompatibile con una caduta libera e spiegabile invece con una presa salda e una torsione violenta avvenute prima dell’impatto al suolo. “Quando è precipitato qualcuno lo teneva per il polso sinistro, sospeso dal balcone”, ha dichiarato Gregori dinanzi alla commissione, sottolineando che le lesioni e il distacco dell’orologio sono la prova di quella presa.

Non meno dirompenti sono le conclusioni relative alle ferite sul volto di David Rossi. La perizia, escludendo che possano essere state provocate dall’impatto con il selciato del vicolo sottostante, le riconduce invece a un’azione violenta subita dal manager all’interno del suo ufficio. Le escoriazioni e i tagli, in particolare quelli al labbro e all’altezza del naso, sarebbero coerenti con una pressione del viso contro i fili antipiccione o la traversa metallica della finestra di Rocca Salimbeni. Si delinea, così, una dinamica complessa: Rossi sarebbe stato aggredito nel suo ufficio, picchiato e poi, come si legge nella relazione di metà mandato della commissione, “lasciato cadere” nel vuoto dopo essere stato tenuto fuori dalla finestra, forse in un tentativo estorsivo finito male. La stessa moglie, Antonella Tognazzi, che non ha mai creduto all’ipotesi suicidaria, ha parlato di una “condanna a vita” che però oggi, alla luce di questi riscontri oggettivi, vede uno spiraglio di verità giudiziaria.

Parallelamente alla riapertura del fascicolo da parte della Procura di Siena, l’inchiesta si allarga anche ad altre procure, con il coinvolgimento di tre Direzioni Distrettuali Antimafia. Il filone d’indagine, in questo caso, segue il metodo suggerito dal giudice Giovanni Falcone: follow the money. L’ufficio diretto da Rossi, all’epoca, gestiva un budget colossale per sponsorizzazioni – si parla di circa 50 milioni di euro l’anno – che alimentavano il calcio, il basket e il rugby, con un occhio di riguardo per le realtà sportive senesi come la Mens Sana Basket. La commissione parlamentare, nelle sue audizioni, sta cercando di fare chiarezza su quei flussi di denaro e sui rapporti tra la banca e le società sportive, un settore considerato ad alto rischio per possibili infiltrazioni e opacità contabili. L’obiettivo è comprendere se la morte di Rossi, uomo chiave in quel meccanismo di distribuzione di risorse, possa essere legata a doppio filo con gli interessi economici e i cambi di governance avvenuti in banca proprio nei mesi precedenti il tragico evento.

Il nodo delle sponsorizzazioni e i movimenti nel vicolo

Le nuove indagini, dunque, non si concentrano esclusivamente sulla ricostruzione della dinamica fisica della caduta, ma si addentrano nel contesto lavorativo e relazionale in cui operava David Rossi. La gestione delle sponsorizzazioni, un’attività che lo poneva al centro di un crocevia di interessi e che lo rendeva evidentemente un uomo informato dei fatti, rappresenta il movente economico su cui gli inquirenti sono chiamati a fare luce. Il presidente Vinci ha anticipato che il lavoro della commissione proseguirà su questo binario, con l’audizione di nuovi testimoni e l’analisi dei bilanci, per capire se e come i tagli drastici alle sponsorizzazioni decisi dalla nuova governance di Mps nel 2012 possano aver innescato reazioni violente.

Parallelamente, gli investigatori non hanno mai abbandonato la pista relativa a una figura maschile immortalata dalle telecamere di sorveglianza in vicolo Monte Pio, la stretta via dove fu ritrovato il, pochi istanti dopo la caduta. L’uomo, ripreso mentre si affaccia e si guarda intorno con un cappellino in testa, non è mai stato identificato con certezza. I Ris sono ora al lavoro per verificare la compatibilità tra quell’immagine e alcuni nominativi già emersi nel corso degli anni, cercando di dare un nome e un volto a chi, forse, fu l’ultima persona a vedere Rossi vivo o la prima a vederlo subito dopo la morte.

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