Frane e fango nelle valli olimpiche, ma i lavori continuano nonostante l'emergenza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Da quindici giorni, la Valle del Boite e il Bellunese sono attraversati da un’ondata di instabilità che ha trasformato il paesaggio in un teatro di frane e colate detritiche. La montagna, indebolita dal calore e dalle piogge incessanti, cede a intervalli sempre più ravvicinati, lasciando dietro di sé strade interrotte e abitanti sempre più esasperati. Persino il governatore Luca Zaia, dopo aver a lungo sottovalutato la portata del fenomeno, ha dovuto riconoscere la gravità della situazione. "La colata che ha investito la Statale 51 di Alemagna", ha dichiarato riferendosi all’ultimo episodio a San Vito di Cadore, "dimostra ancora una volta quanto il nostro territorio montano sia vulnerabile".

Nella notte tra lunedì e martedì, un nuovo smottamento si è staccato dal gruppo del Sorapiss, riversandosi sulla stessa arteria stradale già colpita a metà giugno a Cancia di Borca di Cadore. Il fronte della frana, lungo cento metri e largo quattro, ha reso necessaria la chiusura della statale, isolando parzialmente Cortina d’Ampezzo. Ma il problema non è circoscritto a quell’area: nubifragi in Valtellina e altre frane in Trentino confermano un quadro allarmante, dove l’estremo Nord Italia paga il prezzo più alto degli eventi meteorologici estremi.

I tecnici della Protezione Civile, riuniti d’urgenza a San Vito di Cadore sotto la guida di Fabio Ciciliano, hanno stimato in quattro o cinque giorni il tempo necessario per ripristinare la viabilità. Ma le previsioni potrebbero rivelarsi ottimistiche, considerando che martedì pomeriggio, dopo un temporale di pochi minuti, una nuova colata ha ostruito il torrente Boite, creando una diga temporanea di fango e detriti. Un fenomeno che si ripete con una frequenza tale da far dubitare della possibilità di controllare l’emergenza.

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