Guerra in Iran: Usa e Teheran fermano i raid e aprono ai colloqui
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Redazione Esteri
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La guerra in Iran registra una nuova fase dopo la sospensione degli attacchi tra Stati Uniti e Teheran per il secondo giorno consecutivo, con segnali che indicano una possibile ripresa del confronto diplomatico. Dopo quasi due settimane di escalation militare, Washington e l’Iran hanno interrotto i raid e le rappresaglie, mentre cresce l’attenzione sulle trattative per un possibile cessate il fuoco provvisorio. Gli Stati Uniti non hanno fornito una spiegazione ufficiale dello stop, ma secondo l’ambasciatore Usa all’Onu Mike Waltz la decisione di Donald Trump punta a lasciare spazio alla diplomazia.
La sospensione dei bombardamenti arriva dopo una fase di attacchi sempre più intensi, durante la quale sono emerse anche valutazioni sull’efficacia delle operazioni militari. Secondo quanto riportato, il Pentagono avrebbe fermato i raid a Hormuz anche perché le azioni non sarebbero più considerate efficaci e perché sarebbero diminuite le scorte disponibili di intercettori antimissile Patriot e di altre armi. L’ipotesi legata alle risorse militari si affianca quindi alla scelta politica di aprire un margine per nuovi contatti tra Washington e Teheran.
Usa e Iran tornano a parlare dopo lo stop agli attacchi
Teheran ha confermato la sospensione delle rappresaglie e ha dichiarato la disponibilità a riprendere il negoziato con gli Stati Uniti, a condizione che Washington rispetti il memorandum of understanding firmato a giugno. Il nuovo scenario riporta al centro la possibilità di un confronto diplomatico dopo giorni caratterizzati da azioni militari nel Golfo. Le dichiarazioni arrivate dalle due parti mostrano un rallentamento dell’escalation, anche se restano aperti diversi punti di confronto legati alle condizioni per una trattativa e alla gestione della crisi.
Il cambio di fase coinvolge anche gli equilibri internazionali legati alla regione. Gli sviluppi sul fronte Usa-Iran arrivano mentre sono attesi nuovi appuntamenti diplomatici e politici, tra cui l’incontro del premier israeliano alla Casa Bianca e la riunione a Londra della coalizione dei Volenterosi per affrontare la situazione a Hormuz. La sospensione dei raid nel Golfo Persico diventa quindi un elemento centrale nelle prossime mosse dei Paesi coinvolti, con l’attenzione concentrata sulle possibilità di un percorso negoziale.
La tensione cresce in Cisgiordania mentre rallentano i raid nel Golfo
Mentre sul fronte tra Stati Uniti e Iran emergono segnali di dialogo, in Cisgiordania la situazione resta segnata dalla violenza dei coloni. Nelle stesse ore in cui si registra una pausa nelle operazioni militari nel Golfo, sono stati segnalati episodi di tensione con l’incendio di due moschee da parte dei coloni. Il quadro regionale resta quindi caratterizzato da sviluppi differenti: da una parte il tentativo di riaprire uno spazio per i colloqui tra Washington e Teheran, dall’altra nuove tensioni nei territori palestinesi.
La sospensione degli attacchi tra Usa e Iran rappresenta il principale elemento di cambiamento dopo giorni di escalation, ma gli eventi collegati alla crisi continuano a coinvolgere più aree della regione. Le dichiarazioni sulla disponibilità ai colloqui, lo stop ai raid e le tensioni in Cisgiordania delineano una fase in cui le decisioni diplomatiche e militari restano strettamente collegate. Le prossime iniziative degli attori coinvolti saranno legate alla possibilità di trasformare la pausa nei combattimenti in un confronto negoziale.
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