Dos Santos, l'eroe del rogo di Crans-Montana, e l'inchiesta che procede senza arresti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre si prepara il doloroso rimpatrio delle salme, l'attenzione per la tragedia di Capodanno in Vallese si divide tra i gesti di eroismo individuale e il complesso iter giudiziario. Tra i superstiti dell'incendio al "Le Constellation" di Crans-Montana, che ha causato quaranta vittime e un centinaio di feriti, emerge la figura di Tahirys Dos Santos, diciannovenne terzino della squadra B del Metz. Il calciatore, che si trovava al primo piano del locale insieme alla fidanzata, è riuscito inizialmente a mettersi in salvo, ma è poi rientrato tra le fiamme per trarre in salvo la compagna, rimanendo egli stesso ustionato in quel tentativo disperato e riuscito. Come ha raccontato il suo agente, la giovane donna, per fortuna, non si trovava nel piano interrato – il luogo più colpito dalla rapidissima propagazione delle fiamme – al momento dello scoppio dell’incendio, circostanza che ha probabilmente reso possibile il salvataggio.

Le indagini e lo status dei gestori

Parallelamente al racconto di questi drammi personali, procede il lavoro delle autorità elvetiche, le quali hanno precisato gli attuali limiti dell’inchiesta. La procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, ha infatti comunicato che, allo stato attuale delle indagini, non sussistono i presupposti per l’arresto dei gestori del locale, i coniugi Moretti. La decisione, che li mantiene in libertà nonostante l’entità della strage, è motivata dall’assenza, per il momento, di elementi probatori sufficienti a giustificare una misura cautelare, mentre gli accertamenti tecnici e testimoniali continuano per stabilire le precise dinamiche e le eventuali responsabilità.

Il volo di Stato e il bilancio definitivo

La macchina della solidarietà istituzionale, intanto, si è mossa per accompagnare il rientro in Patria dei connazionali deceduti. Come annunciato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, un velivolo C-130 dell’Aeronautica Militare italiana ha trasportato a Milano e a Roma i feretri, in quello che è stato definito un segno tangibile della vicinanza dello Stato alle famiglie colpite. Il gesto è arrivato dopo la chiusura di ogni speranza per gli ultimi due dispersi, con l’ufficiale riconoscimento di Sofia Prosperi e del giovane Riccardo Minghetti, che ha portato a sei il numero definitivo delle vittime italiane della sciagura.

I funerali e il percorso della memoria

Con il completamento delle operazioni di rimpatrio, ha inizio ora per i familiari la fase del lutto privato e delle esequie. I funerali di Riccardo Minghetti, ad esempio, sono stati fissati a Roma, segnando per molti il momento più doloroso del ritorno a una normalità svuotata dall’assenza. Mentre le indagini proseguono il loro corso, lontano dai riflettori della cronaca, per le famiglie si apre un percorso di elaborazione il cui unico conforto, per ora, è la certezza di non essere state lasciate sole dalle istituzioni in un frangente di così profonda sofferenza.

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