Vino a Verona, la crisi dell’export può costare 261 milioni
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Redazione Economia
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La crisi del vino a Verona potrebbe provocare una perdita economica di 261 milioni di euro in caso di una riduzione del 5% dell’export. Lo scenario è stato elaborato da Economics Living Lab, spin-off del Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Verona, nello studio commissionato dalla Camera di Commercio scaligera e presentato il 9 luglio. Verona mantiene il ruolo di prima provincia italiana per valore della produzione vitivinicola e rappresenta da sola una quota del 10% del fatturato all’estero del vino italiano, un peso che rende particolarmente rilevanti gli effetti di eventuali contrazioni sui mercati internazionali.
Il peso del vino sull’economia di Verona
Il settore vitivinicolo rappresenta uno degli elementi centrali dell’economia provinciale veronese, grazie al valore della produzione e alla forte presenza sui mercati esteri. Secondo lo scenario base analizzato nello studio, una diminuzione del 5% delle esportazioni di vino genererebbe un impatto economico negativo complessivo pari a 261 milioni di euro sull’economia della provincia. La simulazione prende in considerazione anche ipotesi più ampie, nelle quali gli effetti potrebbero arrivare fino a 1,3 miliardi di euro all’anno, evidenziando la portata delle possibili conseguenze per la filiera.
La situazione del vino italiano è stata al centro del forum “L’economia del vino a Verona: strategie per sostenere la filiera e governare il cambiamento”, organizzato dalla Camera di Commercio di Verona. Durante l’incontro è intervenuto anche Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Federdoc, che ha indicato alcune priorità per il settore. Tra queste ci sono la necessità di fermare l’aumento annuo dell’1% del potenziale vitato, evitare estirpi inefficaci e difendere le risorse destinate alla promozione sui mercati internazionali.
Le difficoltà del mercato e le scorte nelle cantine
Le tensioni sul comparto emergono anche dai dati sulle giacenze di vino e mosti presenti nelle cantine italiane. Secondo l’analisi dell’Osservatorio dell’Unione italiana vini presentata durante l’assemblea annuale, gli stock hanno superato i 53 milioni di ettolitri, una quantità superiore a un intero raccolto annuale nazionale. Il dato si confronta con una produzione 2025 indicata in circa 44 milioni di ettolitri e mostra una difficoltà nel collocare sul mercato i volumi disponibili.
Nonostante le ultime tre vendemmie abbiano registrato produzioni inferiori rispetto ad altri periodi, a maggio scorso le giacenze hanno segnato un aumento del 7,3% rispetto allo stesso mese del 2025. La presenza di scorte elevate ha portato alcuni produttori a declassare le Docg, con l’effetto di una riduzione del valore delle bottiglie. Il quadro riguarda l’intera filiera del vino italiano e si intreccia con le difficoltà legate all’export e alla gestione del potenziale produttivo.




