Crisi del vino italiano, scorte record e prezzi in calo: l’allarme Uiv

Crisi del vino italiano, scorte record e prezzi in calo: l’allarme Uiv
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Redazione Economia Redazione Economia   -   La crisi del vino italiano si aggrava con 6,2 miliardi di bottiglie ferme, giacenze in aumento e prezzi in ulteriore discesa, secondo i dati presentati nell’assemblea di Unione Italiana Vini dell’8 luglio. Giugno 2026 è stato indicato come il mese peggiore degli ultimi quattro anni per il settore, con le cantine che registrano livelli di prodotto stoccato sempre più elevati mentre il mercato rallenta. La situazione ha spinto Uiv a chiedere al governo soluzioni urgenti per affrontare una fase considerata sempre più preoccupante per il futuro del comparto vitivinicolo nazionale.

A maggio le giacenze di prodotto nelle cantine avevano segnato un aumento del 7,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre a giugno la crescita è salita all’8,4%. Lo stock complessivo ha raggiunto 50,3 milioni di ettolitri, considerando anche i mosti, un livello che evidenzia la difficoltà di smaltire le quantità disponibili in un mercato caratterizzato da una domanda più lenta. Parallelamente, i prezzi del vino hanno continuato a diminuire, creando ulteriori pressioni sulle aziende che devono gestire scorte elevate e prospettive commerciali più difficili.

Giacenze di vino in aumento e mercato fermo

Il quadro emerso dai dati di Unione Italiana Vini conferma una tendenza già osservata nei mesi precedenti, con numeri che continuano a peggiorare senza interventi ritenuti sufficienti dal settore. Il confronto con il 2025 mostra infatti un ulteriore incremento delle scorte, nonostante anche l’anno precedente avesse già evidenziato livelli elevati. Secondo il bollettino “Cantina Italia”, redatto dall’Icqrf sulla base dei registri telematici di cantina, al 30 giugno 2026 negli stabilimenti enologici italiani erano presenti 46,5 milioni di ettolitri di vino, 3,7 milioni di ettolitri di mosti e 55.570 ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione.

L’aumento delle quantità conservate nelle cantine italiane si accompagna a un rallentamento degli scambi e a una riduzione dei prezzi, elementi che alimentano la preoccupazione degli operatori. Tra le ipotesi discusse per affrontare la crisi del vino italiano c’è anche il taglio delle rese, una misura che però viene considerata problematica per alcune realtà produttive, in particolare per i conferitori delle cantine sociali. La gestione dell’eccesso di prodotto resta quindi uno dei nodi principali per il settore, alle prese con un equilibrio sempre più difficile tra produzione e mercato.

L’export del vino veronese sotto pressione

Le difficoltà del comparto riguardano anche i mercati internazionali. Secondo stime elaborate da un gruppo di ricercatori dell’Università di Verona, il vino veronese potrebbe registrare quest’anno un calo del 5% delle esportazioni globali a causa delle difficoltà internazionali, con un danno economico indicato in 260 milioni di euro. La frenata arriva dopo anni di forte crescita dell’export, ma rappresenta un elemento di ulteriore tensione per un territorio fortemente legato alla vendita all’estero.

A Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto, è stato presentato il quadro relativo al Consorzio per la tutela dei Vini Valpolicella, realtà che rappresenta 2.200 aziende veronesi e che esporta in 87 Paesi. I dati sulle esportazioni e quelli sulle giacenze nazionali mostrano una fase complessa per il vino italiano, con cantine chiamate a gestire quantità elevate di prodotto disponibile mentre il mercato interno e internazionale rallenta.

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