Unicoop Etruria annuncia tagli e chiusure, sindacati proclamano lo sciopero

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Unicoop Etruria, il nuovo polo cooperativo nato dalla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, avvia una fase complessa del suo piano industriale, quella che definisce necessaria per il "rilancio competitivo" e il "ritorno alla sostenibilità economica". Il progetto, che copre l’arco 2025-2027, comporta interventi strutturali sulla rete di vendita e sull’organizzazione, suscitando immediate reazioni sindacali. La cooperativa, la cui azione si estende su Toscana, Umbria, Lazio e Marche, ha infatti comunicato la chiusura di diversi punti vendita e una significativa riorganizzazione delle sedi amministrative.

La mappa delle dismissioni e la riorganizzazione

Il piano, illustrato nel corso di un incontro con i sindacati, prevede interventi di notevole portata. Da un lato, si procederà alla dismissione di ventiquattro punti vendita, operazione che coinvolge complessivamente circa trecentoquaranta dipendenti, alcuni dei quali potrebbero essere interessati da eventuali cessioni a terzi. Tra le chiusure annunciate vi è quella dell’InCoop di Grosseto, un simbolo della presenza cooperativa nella città maremmana. Parallelamente, si attuerà una riduzione del personale nelle due sedi amministrative di Vignale e Castiglione del Lago, per un totale di centottanta unità, in un processo di razionalizzazione delle funzioni amministrative e direzionali che la nuova struttura societaria rende inevitabile, secondo la prospettiva aziendale.

La risposta sindacale e lo stato di agitazione

La reazione delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori non si è fatta attendere, configurandosi come netta e immediata. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, dopo aver partecipato all’incontro, hanno dichiarato lo stato di agitazione in tutta la cooperativa, annunciando un pacchetto di ore di sciopero e assemblee nei luoghi di lavoro. L’obiettivo, come specificato in una nota congiunta dei tre sindacati, è quello di "condividere con lavoratrici e lavoratori le iniziative da intraprendere contro il piano dell’azienda", considerato troppo aggressivo e lesivo dei livelli occupazionali. Una mobilitazione, questa, che si preannuncia articolata e che riflette la profonda preoccupazione per le sorti di centinaia di famiglie.

Il contesto e le prospettive immediate

La fusione che ha dato vita a Unicoop Etruria, presentata come un rafforzamento necessario per competere in un mercato della grande distribuzione sempre più complesso, si scontra dunque con le conseguenze sociali di una razionalizzazione che appare inevitabile ai vertici aziendali. Il piano industriale, del resto, delinea un percorso triennale che punta a risanare la struttura, puntando su una rete commerciale più efficiente e su un’organizzazione interna snella. Tuttavia, il percorso verso questa nuova sostenibilità, che pure passa attraverso investimenti in altri settori e punti vendita, si rivela oggi particolarmente accidentato, segnato da un conflitto sociale che rischia di protrarsi. La tensione, dopo la fase di costituzione del nuovo soggetto cooperativo, è tornata a salire in modo significativo, spostando l’attenzione dalla carta dei progetti alla concretezza dei numeri e delle scelte operative.

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