Unicoop Etruria, i dipendenti verso lo stato di agitazione dopo l'annuncio del piano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A cinque mesi esatti dalla nascita della fusione tra Coop-Centro Italia e Unicoop-Tirreno, il cielo sopra Unicoop Etruria si è improvvisamente offuscato, gettando un'ombra lunga sui prospetti dei suoi oltre cinquemila dipendenti. La presentazione del nuovo piano industriale, infatti, ha avuto l'effetto di una doccia gelata, sebbene la direzione della cooperativa lo abbia descritto come «un modo per consolidare e rendere più efficiente la nuova struttura organizzativa», annunciando parallelamente l'apertura di tre nuovi punti vendita in regione. Un annuncio che, però, non è riuscito a controbilanciare il peso delle altre misure illustrate, le quali hanno immediatamente innescato un moto di profonda apprensione.

Le preoccupazioni per il patrimonio storico e occupazionale

«Le notizie che arrivano in queste ore sul piano di ristrutturazione di Unicoop Etruria sono drammatiche», ha affermato l'assessore allo Sviluppo Economico Sergio Cardinali, il quale ha sottolineato come tali sviluppi confermino «il grido di allarme che mesi fa lanciai attirandomi l'accusa di fare terrorismo». La situazione, prosegue, «stiamo andando in quella direzione tragica che avevo paventato, con decine di punti vendita a rischio chiusura e tanti posti di lavoro a rischio soppressione». Una preoccupazione che si fa particolarmente acuta in città come Terni, dove hanno avuto origine i Superconti, poi assorbiti dal circuito Coop: il piano prevede la chiusura delle tre sedi storiche, destinate a essere sostituite da un unico supermercato in pieno centro, un'operazione che rischia di cancellare un marchio radicato nel territorio.

La reazione sindacale e la proclamazione dello stato di agitazione

I sindacati, che non si aspettavano dall'incontro di ieri comunicazioni tanto pesanti da parte dell'azienda, hanno reagito con decisione, dichiarando lo stato di agitazione in tutti i punti vendita e annunciando la programmazione di scioperi. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, in una nota congiunta, hanno informato le lavoratrici e i lavoratori sulle iniziative da intraprendere «contro il piano dell’azienda», segnalando come la tensione sia tornata a salire in modo significativo intorno alla nuova realtà cooperativa. La Cisl, del resto, aveva già espresso in passato delle perplessità riguardo alla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, perplessità che oggi sembrano trovare un fondamento concreto nelle mosse della direzione.

Il futuro immediato tra dismissioni e mobilitazione

La situazione appare dunque tesa, con l'azienda che da un lato parla di efficienza e nuove aperture, e dall'altro deve gestire le inevitabili conseguenze di un ridisegno che passa attraverso tagli e dismissioni. Il pacchetto di ore di sciopero e assemblee, che sarà attuato in tutti i luoghi di lavoro, rappresenta la risposta immediata a quello che viene percepito come un attacco all'occupazione e al tessuto commerciale storico della regione, mentre la politica locale inizia a farsi carico delle ansie che serpeggiano tra i cittadini e i lavoratori.

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