Unicoop Etruria, trovato l’accordo tra azienda e sindacati. Nulla di fatto per Sulmona

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo un negoziato complesso e articolato, sviluppatosi in più fasi e reso particolarmente delicato dalla necessità di mediare tra esigenze di rilancio economico e garanzie occupazionali, Unicoop Etruria e le organizzazioni sindacali hanno ufficialmente siglato un’intesa che definisce il perimetro della seconda fase del piano industriale 2025. L’accordo, raggiunto al termine di un confronto che si è protratto per settimane e che aveva visto anche momenti di tensione, come lo sciopero proclamato lo scorso dicembre, mette nero su bianco i principi che guideranno la riorganizzazione della cooperativa nata il primo luglio 2025 dalla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia. Tra i punti qualificanti dell’intesa, spiccano la “massima tutela occupazionale”, un piano strutturato di incentivi per gli esodi volontari e la previsione che la cessione di ventiquattro supermercati – alcuni dei quali situati in Umbria, Toscana, Lazio e Abruzzo – avvenga esclusivamente in uno scenario che possa garantire la continuità sia gestionale che occupazionale per i dipendenti coinvolti.

Centottanta posizioni in esubero e il ricorso a incentivi volontari

Il nodo più spinoso della vertenza, quello relativo alle eccedenze di personale nelle sedi amministrative, ha trovato una soluzione che scongiura il ricorso a licenziamenti unilaterali. Le centottanta posizioni considerate in esubero, distribuite tra la sede di Vignale Riotorto e i presidi di Castiglione del Lago, Terni e Roma, saranno gestite attraverso un piano di incentivazione all’esodo che, come precisato nel documento, si fonda sul criterio esclusivo della volontarietà: i licenziamenti potranno dunque avvenire solo in caso di “non opposizione” da parte del lavoratore o della lavoratrice. L’importo base dell’incentivo, inizialmente fissato in trentacinquemila euro per un quarto livello full time, è stato successivamente ritoccato verso l’alto nel corso delle ultime battute della trattativa, arrivando a quarantamila euro lordi, cifra che verrà poi riparametrata in base ai diversi livelli di inquadramento e riproporzionata per i contratti part time. A questo si aggiunge il pagamento del preavviso e la possibilità di accedere alla Naspi, mentre in caso di un numero di adesioni superiore alle eccedenze previste, si darà priorità all’anzianità anagrafica. Parallelamente, le parti hanno concordato l’apertura di un confronto specifico sulle eventuali ricollocazioni all’interno della rete vendita o del magazzino, che sarebbero accompagnate dai trattamenti economici previsti per i trasferimenti.

La cessione dei ventiquattro punti vendita e le garanzie per i lavoratori

Sul versante della rete commerciale, l’accordo recepisce la contrarietà espressa più volte dai sindacati rispetto all’operazione di cessione, ma cerca di incanalarla in un percorso che offra tutele concrete. Unicoop Etruria si è infatti impegnata a valutare esclusivamente compratori che presentino i requisiti di operatori strutturati e che, nel corso della procedura prevista dall’articolo 47 della legge 428/90, assumano formalmente l’impegno alla continuità occupazionale e commerciale dei siti acquisiti. Inoltre, l’azienda ha garantito che i punti vendita oggetto di cessione rimarranno operativi fino al momento del passaggio di consegne, e che la procedura di consultazione sindacale sarà allungata a quarantacinque giorni per consentire un monitoraggio più approfondito delle condizioni. Un ulteriore elemento di rilievo, che testimonia la volontà di blindare il più possibile il perimetro dell’operazione, è l’impegno formale della cooperativa a non procedere a ulteriori cessioni o chiusure di punti vendita fino al 31 dicembre 2027, ossia fino alla naturale scadenza dell’attuale piano industriale. Per quanto riguarda la città di Sulmona, non si registrano sviluppi specifici nell’ambito di questa intesa, lasciando intendere che la situazione locale rimane in attesa di definizioni successive o legate ad accordi di natura diversa.

Gli investimenti futuri e la razionalizzazione della presenza territoriale

Nonostante le difficoltà del momento, il piano traccia anche linee di sviluppo per il futuro, prevedendo investimenti significativi finalizzati all’ammodernamento della rete e all’innovazione tecnologica. Nel biennio 2026-2027 sono programmate ristrutturazioni profonde per diciotto supermercati situati tra Toscana e Lazio, e l’apertura di tre nuovi punti vendita in Umbria, precisamente a Terni, Gubbio e Norcia, a testimonianza di una volontà di radicamento in territori ritenuti strategici. L’obiettivo dichiarato, come sottolineato anche dal presidente del Consiglio di Gestione Gianni Tarozzi, è quello di ottimizzare risorse e competenze per migliorare l’efficienza operativa, rafforzando al contempo l’offerta commerciale e la convenienza per soci e clienti. Un capitolo importante riguarda la formazione dei lavoratori, per la quale verranno stanziate risorse ad hoc, con l’intento di accompagnare il personale nei processi di cambiamento e di favorirne lo sviluppo professionale. L’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti, pur non essendo direttamente parte del tavolo nazionale, ha espresso soddisfazione per l’intesa raggiunta, sottolineando come questa consenta di eliminare la necessità di procedure di licenziamento collettivo e di salvaguardare i posti di lavoro, mantenendo fede agli impegni assunti al momento della fusione.

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