Manovra, il governo cerca 3 miliardi da banche e assicurazioni. Leo: «Dialogo aperto»
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Redazione Economia
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Nella complicata architettura delle coperture per la legge di bilancio, torna a farsi largo un capitolo dedicato al settore finanziario e assicurativo. Le riunioni di inizio settimana al ministero dell'Economia avrebbero fissato un obiettivo compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro, una cifra che il governo intende reperire attraverso un contributo di banche e compagnie assicurative. Il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo, ha confermato che il dialogo con gli operatori è in corso, precisando che l'esecutivo non intende adottare un approccio conflittuale.
«Il dialogo è sempre aperto, come c'è stato l'anno scorso vedremo di farlo anche quest'anno», ha dichiarato Leo a margine del voto sulla legge elettorale alla Camera, aggiungendo che il governo non vuole «schiaffoni» né pressioni sui soggetti coinvolti.
Le richieste della Lega e le distanze nella maggioranza
A spingere con maggiore insistenza per un prelievo sugli istituti di credito è la Lega, che nelle scorse settimane ha rilanciato l'ipotesi di un contributo fino a 3 miliardi di euro. Secondo il partito guidato da Matteo Salvini, l'applicazione di un prelievo del 5% consentirebbe di recuperare risorse comprese tra i 2 e i 3 miliardi, da destinare al sostegno del reddito di famiglie e imprese e al potenziamento delle politiche sulla sicurezza.
La proposta, però, incontra la resistenza di Forza Italia, storicamente contraria a qualsiasi ipotesi di tassa sui cosiddetti extraprofitti bancari. Il ministro degli Esteri e leader azzurro Antonio Tajani ha sostenuto che un eventuale contributo andrebbe negoziato direttamente con le banche, configurandosi non come una nuova imposta ma come un meccanismo di anticipo fiscale. La divergenza tra alleati resta uno dei nodi politici da sciogliere nelle prossime settimane.
Il precedente accordo triennale e i conti già impegnati
Sul tavolo pesa l'accordo raggiunto lo scorso anno, che già prevede contributi aggiuntivi da parte del comparto finanziario e assicurativo per 10,5 miliardi di euro nell'arco di tre anni. A ricordarlo è stato il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, intervenuto a Torino in occasione dei 35 anni della Fondazione Crt. «Abbiamo fatto un accordo l'anno scorso triennale di contributi ulteriori per 10 miliardi e mezzo», ha affermato Patuelli, richiamando anche l'articolo 53 della Costituzione sul concorso di tutti alle spese pubbliche.
Il numero uno dell'associazione bancaria ha inoltre sottolineato il profilo di rischio assunto dal settore con quell'intesa: «Ci siamo assunti con un accordo triennale anche un rischio, perché se la crisi si infiamma davvero, noi abbiamo delle addizionali». Le misure inserite nella legge di bilancio 2026, tra cui un inasprimento dell'Irap, dovrebbero garantire all'erario circa 4,3 miliardi nel 2026 e altrettanti nel 2027, per scendere a circa 2,3 miliardi nel 2028.
I raffinatori aprono sulla produzione
Sul fronte energetico, il governo guarda con attenzione alla disponibilità dei raffinatori a valutare aumenti della produzione. Nel corso di un incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy, convocato insieme al ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, i rappresentanti delle tredici raffinerie operanti in Italia hanno discusso della situazione della raffinazione e degli spazi per incrementare i volumi.
Il ministro Adolfo Urso ha indicato la necessità di individuare «cosa fare da subito, in Europa e in Italia, per aumentare la produzione nazionale, soprattutto per quanto riguarda i carburanti come il jet fuel, su cui si stanno manifestando le maggiori criticità». Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato che l'Italia, nel complesso, dispone di una capacità di raffinazione autosufficiente, ma che una parte dei prodotti raffinati viene esportata, rendendo necessario un quadro di valutazione europeo.
La richiesta di un quadro europeo per la raffinazione
Il presidente dell'Unem, Gianni Murano, ha posto l'accento sulla necessità di inserire la raffinazione europea in un comparto strategico da tutelare, evitando chiusure che potrebbero comportare carenze di prodotto. «Bisogna individuare quelli che possono essere i regolamenti e le misure che consentano ad una raffineria di operare anche quando i margini non sono quelli di oggi», ha dichiarato Murano, sottolineando che serve un regolamento europeo oggi assente.
L'ipotesi di un aumento della produzione da parte dei raffinatori italiani andrebbe dunque sostenuta da una revisione delle norme comunitarie, in modo da compensare eventuali deficit di altri Paesi europei e fronteggiare le tensioni sui prezzi dei carburanti. Il confronto tra governo e operatori del settore prosegue mentre si avvicina la presentazione della manovra.
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