Carburanti, Urso convoca le raffinerie: vertice giovedì per aumentare la produzione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato per giovedì prossimo un tavolo con tutte le raffinerie e le società di raffineria attive nel Paese. L'annuncio è arrivato a margine di una visita al complesso industriale Isab, nell'area di Priolo-Melilli-Siracusa, dove il titolare del dicastero ha indicato nella scarsità di impianti di trasformazione del greggio il nodo centrale della questione carburanti.

«Il problema della catena di approvvigionamento del carburante è nelle raffinerie, che sono troppo poche in Europa, per garantire quell'autonomia e quindi anche quel costo, ma soprattutto quelle condizioni di rifornimento che sono necessarie», ha dichiarato Urso, spiegando che l'incontro servirà a «capire con loro, con gli attori, cosa si può fare in Europa, con urgenza, e in Italia, secondo le nostre competenze, per aumentare la produzione nell'immediato».

Il quadro delle raffinerie italiane

Sul territorio nazionale restano attive dieci raffinerie tradizionali, a cui si aggiungono due bioraffinerie, quelle di Marghera e Gela, e un impianto in conversione bio a Livorno. La capacità complessiva di raffinazione si attesta sui 83,3 milioni di tonnellate, in calo rispetto ai circa 100 milioni di tonnellate dei primi anni Novanta, quando gli impianti in funzione erano una ventina. Il tasso medio di utilizzo si ferma al 77%, una media di sistema che non indica quanto lavori ciascun singolo stabilimento, dal momento che ogni impianto ha caratteristiche e lavorazioni differenti.

La produzione effettiva di prodotti raffinati si è attestata sui 63,7 milioni di tonnellate.

La dipendenza dalle importazioni

Nonostante una capacità che eccede il consumo interno, quantificato in circa 62 milioni di tonnellate annue, l'Italia continua a importare oltre 16 milioni di tonnellate di prodotti raffinati, a fronte di più di 25,7 milioni esportati. Il gap riguarda in particolare il diesel, il carburante per aerei e il Gpl, categorie per le quali il Paese non è autosufficiente: circa un terzo di queste importazioni arriva dal Medio Oriente e dall'Asia.

La materia prima resta in larga parte straniera, con un fabbisogno nazionale di greggio di circa 55 milioni di tonnellate l'anno a fronte di una produzione interna di circa 4 milioni.

Il tavolo e gli obiettivi

All'incontro convocato da Urso parteciperanno anche rappresentanti di Eni, Sonatrach, Socar-IP, Iplom, KPI, Alma Petroli, Ludoil, Saras e Innovhub. L'obiettivo dichiarato è verificare se gli impianti stiano operando a pieno regime, se esistano margini per incrementare la produzione e quali siano gli eventuali colli di bottiglia tecnici o autorizzativi.

Il ministro ha spiegato di aver convocato il tavolo insieme al ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e che al termine dell'incontro sarà in condizione di portare al presidente del Consiglio gli interventi da realizzare, nazionali o europei.

La posizione dei petrolieri

Gianni Murano, presidente di Unem, l'associazione che riunisce le imprese della raffinazione e della distribuzione dei carburanti, ha più volte indicato nell'aumento della capacità produttiva delle raffinerie europee il miglior antidoto al caro carburanti. Secondo Murano, negli ultimi dieci anni l'Europa ha perso circa il 20% della capacità di raffinazione, con una trentina di impianti chiusi, di cui cinque in Italia.

«La contrazione della raffinazione europea ha prodotto tre effetti: più dipendenza dalle importazioni; più esposizione alle crisi geopolitiche e logistiche; perdita di occupazione e di competenze industriali», ha spiegato il numero uno di Unem, rivendicando per l'Italia il fatto di essere tra i pochi Paesi europei ad aver mantenuto una capacità di raffinazione superiore alla domanda interna.

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