Carburanti, le raffinerie italiane aprono a più produzione ma servono anni e una regia europea
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Le raffinerie attive in Italia hanno manifestato la disponibilità a verificare i margini per ulteriori incrementi della produzione tecnicamente realizzabili, attraverso una valutazione impianto per impianto che tenga conto delle caratteristiche operative dei singoli siti e del quadro ambientale e normativo vigente. È quanto hanno comunicato i rappresentanti del settore rispondendo alla richiesta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e del ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel corso del tavolo convocato al Mimit.
Il nodo dei tempi tecnici
«Per aumentare la produzione delle raffinerie si può fare qualche sforzo e c'è una disponibilità alle verifiche rispetto a questo, ma gli aumenti di produzione si fanno mettendo mano agli impianti e per farlo ci vogliono anni». Così il ministro Pichetto ha sintetizzato l'esito dell'incontro, aggiungendo che dall'appuntamento era attesa «la ricognizione dello stato della situazione» e ricordando che l'Italia «ha ancora le raffinerie e una produzione sufficiente a livello nazionale, tolte alcune specialità tipo il jet fuel».
Il titolare dell'Ambiente ha poi osservato che «quello che viene raffinato va anche all'esterno: dobbiamo farci un'idea di questo quadro».
La dimensione continentale della crisi
Sul piano industriale, il presidente di Unem, Gianni Murano, ha inquadrato il problema in una scala più ampia: «Mancano 5 milioni di barili al giorno di raffinazione. Quindi l'Italia da sola non fa nulla. È praticamente ininfluente. Questo è un problema che nasce in Europa e va risolto in Europa». La posizione dell'associazione che riunisce i petrolieri italiani riflette una realtà consolidata: il Vecchio Continente ha perso terreno sul fronte della capacità di trasformazione del greggio.
Secondo i dati diffusi da AGEEI, dal 2009 hanno chiuso o sono state convertite circa 30 raffinerie su un centinaio, con una capacità complessiva scesa di 168 milioni di tonnellate l'anno. Alla fine del 2025 risultavano attive 72 raffinerie nell'area che comprende Unione Europea, Regno Unito, Norvegia e Svizzera, per una capacità di 625 milioni di tonnellate.
Il perimetro italiano
Il sistema produttivo nazionale si regge oggi su dieci raffinerie tradizionali, cui si aggiungono due bioraffinerie a Marghera e Gela e un impianto in conversione a Livorno. La capacità complessiva si attesta intorno agli 83 milioni di tonnellate l'anno, con un tasso medio di utilizzo del 77%, come rilevato da Unem. Nel 2025 la produzione effettiva è stata di 63,7 milioni di tonnellate. Il principale polo resta Priolo, in Sicilia, con una capacità nell'ordine dei 19 milioni di tonnellate, seguito da Sarroch in Sardegna con circa 15 milioni.
A questi si affiancano gli impianti di Milazzo, Sannazzaro de' Burgondi, Trecate, Augusta, Taranto, Falconara, Ravenna e Busalla. Una concentrazione che rende ogni fermata per manutenzione straordinaria potenzialmente più impattante sul sistema-Paese rispetto al passato.
Prezzi e domanda nel frattempo
Il tavolo di Roma si è tenuto mentre alla pompa il gasolio viaggia sopra i 2,26 euro al litro sulla rete ordinaria, complice anche il ritorno dell'accisa ordinaria sul diesel dopo la fine del periodo di sconto. La benzina in modalità self service resta invece poco sopra i 2 euro. Sul fronte dei consumi, i dati Unem di agosto indicavano una benzina ai massimi da quindici anni per il mese, con una crescita del 3% su base annua, mentre il jet fuel ha eguagliato il record assoluto segnato a luglio.
Le richieste sul tavolo europeo
Il tema della raffinazione è approdato anche nelle sedi comunitarie. Il presidente francese Emmanuel Macron ha scritto alla Commissione europea chiedendo di allentare temporaneamente le norme Ue sulla qualità dei carburanti, che regolano parametri come densità e limiti di vaporizzazione, per aumentare la produzione degli impianti dal 5% al 20% e consentire un maggiore utilizzo di biocarburanti nel diesel.
Sul fronte delle scorte, i paesi dell'Unione hanno concordato il rilascio di 50 milioni di barili di diesel dalle riserve strategiche, misura annunciata mentre il Brent si mantiene sopra quota 100 dollari al barile.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
