Chiara Poggi, il caso si riapre: dubbi sul Dna e nuove indagini su Sempio
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Redazione Interno
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A distanza di quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007 a Garlasco, il caso torna a far discutere. La riapertura delle indagini su Andrea Sempio, iscritto nel registro degli indagati, riaccende i riflettori su uno dei gialli più intricati della cronaca nera italiana. Sempio, 37enne amico del fratello della vittima, era già finito nel mirino degli inquirenti tra il 2016 e il 2017, quando le analisi del Dna prelevato dalle unghie di Chiara lo avevano indicato come possibile sospetto. Tuttavia, le accuse erano state archiviate dalla Procura di Pavia, che lo aveva scagionato. Ora, una nuova consulenza genetica affidata al tedesco Lutz Roewer e al professor Ugo Ricci ha riaperto il dossier, rivalutando in modo approfondito i risultati delle precedenti indagini.
Alberto Stasi, 41enne condannato a 16 anni per l’omicidio della fidanzata Chiara, ha espresso «fiducia nella giustizia», come riferito dalla sua legale, l’avvocatessa Giada Bocellari. «Alberto è molto razionale – ha dichiarato – ormai ha praticamente scontato la sua pena, ma è fiducioso che si faccia piena luce sulla vicenda, perché lui si è sempre dichiarato estraneo ai fatti». Stasi, che ha sempre mantenuto la sua innocenza, sembra guardare con attenzione agli sviluppi delle nuove indagini, che potrebbero portare a una revisione del caso.
La famiglia Poggi, dal canto suo, ha scelto il silenzio. Rita Poggi, madre di Chiara, ha preferito non rilasciare dichiarazioni, limitandosi a sottolineare che per loro «vale la sentenza definitiva della Cassazione su Stasi». Un atteggiamento che riflette la stanchezza di chi, dopo quasi due decenni, si trova a dover affrontare un nuovo capitolo di una vicenda già dolorosamente lunga e complessa. Quello che emerge è un quadro in cui le certezze sembrano vacillare, mentre i dubbi sul Dna e sulle prove raccolte negli anni continuano a sollevare interrogativi.
La casa di via Pascoli a Garlasco, teatro del delitto, torna così al centro dell’attenzione. Un luogo che, nonostante il tempo trascorso, conserva il peso di una tragedia irrisolta. Le indagini, che hanno richiesto circa 30 mesi di lavoro, si concentrano ora su dettagli che potrebbero ribaltare l’intera ricostruzione dei fatti. Il Dna, considerato un elemento chiave, è stato analizzato con tecniche più avanzate, ma la possibilità di una contaminazione dei campioni rimane un’ipotesi da non escludere.




