Garlasco, il caso Chiara Poggi: nuove indagini su Andrea Sempio
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Redazione Interno
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A distanza di 18 anni dal delitto di Chiara Poggi, la Procura di Pavia torna a far luce su uno dei casi più intricati della cronaca nera italiana. Secondo le ultime ricostruzioni, Andrea Sempio, oggi 37enne, sarebbe entrato in contatto con la vittima la mattina del 13 agosto 2007, giorno in cui la giovane fu trovata senza vita nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Le indagini, riaperte dopo anni di silenzio, si concentrano ora su tracce di DNA rinvenute sotto due unghie di Chiara, che gli inquirenti attribuiscono proprio a Sempio, all’epoca 19enne e amico del fratello della vittima, Marco Poggi.
Nonostante l’uomo, attraverso il suo avvocato, si dichiari tranquillo e desideroso di tornare alla normalità lavorativa, la Procura avanza l’ipotesi di un suo coinvolgimento nell’omicidio, forse in concorso con altri complici. Tra questi, potrebbe esserci anche Alberto Stasi, fidanzato di Chiara al tempo del delitto e già condannato a 16 anni di carcere. Stasi, che secondo le previsioni uscirà nel 2028, rimane una figura chiave nelle indagini, sebbene il suo ruolo sia ancora oggetto di dibattito.
Le nuove indagini hanno portato i carabinieri di Milano a disporre un prelievo coatto del DNA di Sempio, dopo che questi si era rifiutato di fornire spontaneamente un campione. Un gesto che ha alimentato ulteriori sospetti, spingendo gli inquirenti a riesaminare l’alibi fornito dall’uomo nel 2007. Tra gli elementi sotto scrutinio ci sono uno scontrino conservato e alcune intercettazioni, che potrebbero rivelare dettagli finora trascurati.
La criminologa Anna Vagli, che ha analizzato il caso, sottolinea come, dopo così tanti anni, il margine di errore nelle indagini possa aumentare. Tra i punti che, a suo avviso, non tornano, spiccano la mancata confisca della bicicletta della vittima e le impronte delle scarpe rinvenute sulla scena del crimine. «Ci sono aspetti che meritano di essere chiariti», afferma, senza però entrare nel merito delle responsabilità individuali.
Intanto, un nuovo tassello si aggiunge al puzzle: un “super testimone”, rimasto in silenzio per 18 anni, ha deciso di parlare, rivelando di avere informazioni che potrebbero cambiare lo scenario dell’omicidio. Le sue dichiarazioni, raccolte dal programma Le Iene, potrebbero aprire nuove piste investigative, anche se al momento non è chiaro quanto il suo contributo possa influenzare l’esito del processo.
Quello che emerge, a oggi, è un quadro complesso, in cui le certezze si mescolano ai dubbi. Le tracce di DNA, che come un codice fiscale identificano in modo univoco chi le ha lasciate, rappresentano un indizio cruciale, ma non sufficiente a chiudere il caso. La Procura, infatti, deve ancora dimostrare se e come Sempio abbia partecipato all’omicidio, mentre i difensori dell’uomo continuano a ribadire la sua estraneità ai fatti.




