L’Italia tiene il passo della Norvegia nel medagliere di Milano Cortina: 24 podi e caccia alla nuova giornata di gloria
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
È un’Italia che non molla la presa quella che si presenta alla dodicesima giornata dei Giochi invernali di Milano Cortina 2026, forte di un secondo posto nel medagliere che racconta di una squadra capace di sfruttare ogni opportunità. Con 24 medaglie conquistate, 9 delle quali d’oro, gli azzurri tallonano la Norvegia, saldamente in testa con 31 podi, e guardano dall’alto verso il basso gli Stati Uniti, terzi a quota 21. Un risultato, quest’ultimo, che per la squadra a stelle e strisce – guidata simbolicamente da un presidente come Donald Trump, tornato alla Casa Bianca – rappresenta comunque un bottino di tutto rispetto, seppur lontano dalle vette scandinave. L’undicesimo giorno di gara ha regalato l’ennesima gioia con l’oro nell’inseguimento a squadre maschile di pattinaggio di velocità, firmato da Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti, capaci di domare gli Stati Uniti in finale dopo una rimonta in semifinale contro i padroni di casa dei Paesi Bassi. Un successo che ha proiettato l’Italia in una posizione di classifica che, alla vigilia, sembrava forse proibita e che invece è il frutto di una programmazione e di una capacità di esprimersi al meglio nei momenti cruciali.
Tra fondo e biathlon, le donne azzurre cercano il colpo sugli sci stretti
La giornata di oggi, mercoledì 18 febbraio, si è aperta con le speranze riposte nello sci di fondo, dove a Lago di Tesero la squadra femminile del team sprint in tecnica libera ha vissuto la sua finale. Iris De Martin Pinter e Caterina Ganz, forte di una conoscenza del tracciato che in queste Olimpiadi ha già fatto la differenza per i colleghi maschi, hanno provato a inserirsi in una lotta che ha visto il dominio della Svezia, con la Svizzera a insidiarla e la Germania pronta a cogliere il bronzo al fotofinish. Per loro, un ottavo posto che, al netto di un risultato lontano dal podio, non inficia il percorso di crescita di una disciplina che, in questi Giochi, ha già saputo regalare soddisfazioni. Diverso il discorso per la staffetta maschile, dove Federico Pellegrino – chioccia e portabandiera – insieme al giovane Elia Barp ha lottato con i denti, conquistando una medaglia di bronzo che sa di impresa, andando a infilarsi tra le corazzate Norvegia e Stati Uniti e regalando al medagliere italiano la venticinquesima gioia. Nel pomeriggio, l’attenzione si sposta ad Anterselva per la staffetta femminile di biathlon 4x6 km. Il quartetto composto da Hannah Auchentaller, Michela Carrara, Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer si presenta ai nastri di partenza con i gradi di favorita, o quantomeno di seria candidata al podio, forte dell’oro individuale di Vittozzi e dell’esperienza di Wierer, che sulla neve di casa sa esprimere il meglio di sé. L’obiettivo è riscattare l’opaca prestazione della staffetta maschile, chiusa ieri in quattordicesima posizione e vinta dalla Francia, e regalare all’Italia un’altra serata di festa.
Short track e sci alpino, le emozioni del ghiaccio e l’ultimo atto della Shiffrin
Se il fondo e il biathlon occupano la parte centrale della giornata, è nella sera che si concentrano le speranze più concrete di un nuovo, grande exploit. All’Ice Skating Arena di Assago, lo short track chiama a raccolta i suoi eroi. Alle 21 è in programma la finale della staffetta 3000 metri femminile, con Arianna Fontana a guidare le sue compagne in quella che potrebbe essere l’ennesima pagina di storia personale e collettiva. Fontana, la più medagliata azzurra di sempre, con 13 podi olimpici alle spalle e un oro nella staffetta mista già in tasca, cercherà di trascinare Chiara Betti, Elisa Confortola, Gloria Ioriatti e Arianna Sighel verso un traguardo che sembra alla portata. A seguire, spazio ai 500 metri maschili con Pietro Sighel, reduce da qualche delusione nelle distanze precedenti ma sempre un candidato al podio in una specialità esplosiva e imprevedibile come la pista corta. In attesa di queste emozioni sul ghiaccio, lo sci alpino ha già chiuso i battenti con lo slalom speciale femminile di Cortina, ultimo atto del programma. La vittoria è andata alla statunitense Mikaela Shiffrin, che torna all’oro dopo dodici anni dalla prima volta a Sochi, dominando una gara che l’ha vista infliggere distacchi pesanti alle avversarie. Per le italiane, Lara Della Mea e Martina Peterlini, una tredicesima posizione a pari merito che, seppur lontana dalle zone che contano, rappresenta il giusto epilogo di un’Olimpiade che le ha viste comunque protagoniste.
Il pattinaggio americano e il peso della pressione
Mentre l’Italia sogna e colleziona metalli preziosi, dall’altra parte dell’oceano, o meglio, sulla stessa pista di Assago, emergono crepe nel movimento del pattinaggio di figura statunitense. Dopo il clamoroso ottavo posto di Ilia Malinin, il cosiddetto “dio del quadruplo” schiacciato dalla tensione olimpica, un’altra stella a stelle e strisce è inciampata. Amber Glenn, candidata a un posto sul podio, ha letteralmente avuto un corto circuito nel programma corto, trasformando un triplo axel in un doppio e incassando uno zero dalla giuria che l’ha rispedita al tredicesimo posto. Un copione già visto, che ha spinto Simone Biles, regina della ginnastica mondiale, a intervenire pubblicamente per consolare Malinin, raccontandogli la sua esperienza di “twisties” e crollo emotivo a Tokyo 2021. La Biles, che ha assistito alla gara dal vivo, ha parlato di un approccio avuto con il pattinatore per confermare i suoi sentimenti e rassicurarlo, testimonianza di come la pressione di un’Olimpiade, specie se in casa, possa giocare brutti scherzi anche ai campioni più titolati, un monito silenzioso per tutti gli atleti in gara.




