Belgrado, Mladic e il Pride: due volti della Serbia divisa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A Belgrado due eventi contrapposti hanno mostrato le profonde divisioni della capitale serba e del Paese: da una parte la commemorazione dedicata a Ratko Mladic alla Dom Vojske, la Casa dell’esercito, dall’altra il Pride che ha celebrato 25 anni di manifestazioni Lgbtq+. La giornata si è svolta in una città blindata, dove sono emerse due immagini differenti della Serbia contemporanea, tra il ricordo del generale serbo-bosniaco condannato per crimini di guerra e la richiesta di maggiori riconoscimenti portata avanti dalla manifestazione.

La commemorazione per Ratko Mladic è stata inaugurata sabato alla Casa dell’esercito serbo di Belgrado. L’ex comandante dell’esercito serbo-bosniaco, morto la settimana precedente mentre stava scontando l’ergastolo, era stato condannato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità durante la guerra in Bosnia. L’evento ha aperto un confronto sulle accuse di glorificazione rivolte alla Serbia da Bruxelles, mentre Belgrado ha respinto queste critiche.

La commemorazione di Mladic e il confronto politico in Serbia

La presenza di una commemorazione dedicata a Mladic nella capitale serba è arrivata in un momento di crescente attenzione europea verso il modo in cui il Paese affronta il passato legato alla guerra in Bosnia. La vicenda ha assunto anche un rilievo politico interno, con l’ipotesi che il tema possa essere utilizzato dal presidente serbo Vučić in vista del voto di ottobre. Secondo Biagio Carrano, fondatore di eastCom Consulting, i funerali di Mladic rappresentano un’occasione per il presidente serbo di recuperare il sostegno della popolazione conservatrice.

Il dibattito ruota attorno al rapporto tra nazionalismo e memoria storica, in una fase in cui una parte della popolazione guarda con nostalgia al passato ma teme anche il ritorno alle condizioni di instabilità degli anni Novanta. La commemorazione alla Dom Vojske, dopo l’accoglienza riservata alla salma del defunto generale già in aeroporto da parte di alcuni militari, ha quindi assunto un significato che va oltre il singolo evento, inserendosi nelle tensioni politiche e sociali che attraversano la Serbia.

Il Pride di Belgrado celebra 25 anni e rilancia le richieste Lgbtq+

Nella stessa giornata Belgrado ha ospitato il Pride 25, una manifestazione che ha ricordato il percorso iniziato con il primo tentativo del 30 giugno 2001. Quella prima esperienza si concluse con violenze provocate da nazionalisti e hooligan e fu ricordata con il nome di “Kravi Pride”, cioè “Pride del sangue”. Oggi la manifestazione è autorizzata, protetta e partecipata, ma lo slogan scelto per l’edizione dei 25 anni, “Ima meta za sve nas”, cioè “C’è posto per tutti noi”, richiama ancora richieste rimaste aperte.

Il Pride di Belgrado ha riportato al centro le rivendicazioni legate alle unioni civili e al riconoscimento dei generi, temi che secondo gli organizzatori non hanno ancora ricevuto una risposta. La manifestazione rappresenta così un altro volto della capitale serba, distante dalla commemorazione dedicata a Mladic ma inserito nello stesso spazio urbano e nella stessa giornata caratterizzata da eventi con significati profondamente diversi.

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