Nedzad Avdic, il sopravvissuto a Srebrenica che accusa il nazionalismo
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Redazione Esteri
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Nedzad Avdic, sopravvissuto a Srebrenica, ha raccontato di essere rimasto vivo a 17 anni fingendosi morto dopo essere stato colpito durante il genocidio. La raffica sparata dal plotone serbo che aveva davanti lo ferì a una gamba senza ucciderlo, permettendogli di cadere tra gli altri uomini ormai privi di vita e attendere l’allontanamento dei militari della Repubblica Serba di Bosnia. Oggi, a 50 anni, Avdic è uno dei testimoni più importanti di quei fatti e osserva senza sorpresa gli omaggi in Serbia a Ratko Mladic.
Il racconto di Avdic e il ricordo di Srebrenica
La storia di Nedzad Avdic è legata alla sua sopravvivenza durante il genocidio di Srebrenica, considerato il più grave crimine commesso in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Dopo essere riuscito a salvarsi fingendosi morto, è diventato una delle voci che testimoniano quanto accaduto in quei giorni. La sua esperienza personale è tornata al centro del dibattito dopo le celebrazioni dedicate a Ratko Mladic, il comandante serbo-bosniaco indicato come protagonista dell’assedio di Sarajevo e del genocidio di Srebrenica.
Avdic ha commentato gli omaggi organizzati in Serbia per la morte di Mladic sostenendo che rappresentano un segnale legato al nazionalismo presente nel Paese. Secondo il sopravvissuto, la scelta di celebrare la figura del comandante serbo-bosniaco non è un elemento inatteso. Le sue parole arrivano mentre in Serbia si discute anche del significato politico di queste iniziative e del rapporto con il passato degli anni Novanta.
Gli omaggi a Mladic e il significato politico in Serbia
Secondo Biagio Carrano, fondatore di eastCom Consulting, i funerali di Mladic rappresentano un’occasione per il presidente serbo Vučić in vista del voto di ottobre. L’interpretazione riportata collega la celebrazione della figura di Mladic alla possibilità di recuperare consenso tra una parte della popolazione conservatrice che guarda con nostalgia al passato. Allo stesso tempo, viene indicato il timore di ritrovarsi nella situazione di instabilità degli anni Novanta.
A Belgrado si sono svolte anche iniziative di omaggio da parte di persone che considerano Mladic un eroe. Tra loro c’era il generale Zivomir Ninkovic, ex comandante dell’Aviazione agli ordini di Ratko Mladic, arrivato alla Casa delle Forze Armate per la cerimonia. Ninkovic, sostenuto da un commilitone e con l’aiuto di un bastone, ha definito l’evento triste ma bello e organizzato bene, esprimendo gratitudine verso Mladic per il ruolo che gli attribuisce.
Le dichiarazioni raccolte intorno alle celebrazioni per Mladic mostrano posizioni contrapposte sul ricordo della guerra e sui fatti legati a Srebrenica. Da una parte ci sono i sopravvissuti come Nedzad Avdic, che continuano a raccontare la propria esperienza durante il genocidio; dall’altra ci sono persone che partecipano agli omaggi e difendono la figura del comandante serbo-bosniaco. Il confronto resta legato alla memoria di un periodo segnato dall’assedio di Sarajevo e dagli eventi degli anni Novanta.
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