La serie su John Kennedy Jr. e Carolyn Bessette, tra ricostruzione filologica e polemiche di famiglia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La macchina del racconto hollywoodiano si è nuovamente innestata sul mito dei Kennedy, e il prodotto che ne è scaturito, Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette, disponibile su Disney+ dal 13 febbraio, porta con sé il peso di una narrazione che cerca di districarsi tra la verità storica e la leggenda mediatica -1. La miniserie, primo capitolo dell'antologia firmata da Ryan Murphy, ripercorre l'epoca che fu, concentrandosi sulla relazione tra il figlio del presidente, interpretato da Paul Anthony Kelly, e la talentuosa public relation di Calvin Klein, a cui presta il volto Sarah Pidgeon, una coppia la cui esistenza privata divenne ossessione nazionale finché un incidente aereo nel 1999 non ne interruppe tragicamente il cammino -1-2. Quel che si snoda sullo schermo, articolato in nove episodi, attinge a piene mani dal lavoro di Elizabeth Beller, Once Upon a Time: The Captivating Life of Carolyn Bessette-Kennedy, un volume che ha tentato di restituire profondità a una figura troppo spesso ridotta a mero accessorio iconico accanto allo scapolo d'oro americano -1-3. La narrazione, tuttavia, non si limita alla cronaca rosa, ma si addentra nelle fibrillazioni di un rapporto messo a dura prova dai riflettori, nella carriera di lei che saliva rapidamente ai vertici della moda e negli sforzi di lui per mantenere a galla la sua rivista George -5-6.

L'ombra dello zio, le contestazioni del nipote e la ricerca dell'autenticità

Prima ancora che il pubblico potesse giudicare, la serie si è trovata al centro di un acceso dibattito, sollevato dalle critiche pubbliche di Jack Schlossberg, nipote di John F. Kennedy Jr. e figlio di Caroline Kennedy, il quale non ha esitato a definire l'operazione un modo "grottesco" per trarre profitto dalla memoria familiare, accusando Ryan Murphy di arricchirsi sfruttando quella stessa eredità -4-6. Una polemica, questa, che ha riaperto la spinosa questione del diritto di cronaca e della rappresentazione postuma di figure divenute, loro malgrado, patrimonio collettivo. Murphy, dal canto suo, aveva replicato in modo tranchant, gettando ulteriore benzina sul fuoco, ma gli attori protagonisti, chiamati a calarsi in panni tanto ingombranti, hanno scelto una linea più conciliante: Sarah Pidgeon, in particolare, ha confessato di comprendere il disappunto, consapevole di quanto Carolyn sia amata e di quanto la responsabilità di interpretarla fosse gravosa, un timore iniziale che il progetto potesse scadere nel sensazionalismo, presto dissipatosi durante le riprese -6. Dal canto loro, i produttori, attraverso le parole di Brad Simpson, hanno ammesso la natura intrinsecamente commerciale del prodotto, pur rivendicando un approccio etico e sincero nella sua realizzazione -6-8.

Il guardaroba della memoria, la fedeltà dei dettagli e la sfida della somiglianza

La sfida più immediata, per una storia così radicata nell'immaginario collettivo, è stata quella visiva, e le prime immagini diffuse avevano sollevato un coro di perplessità: i fan avevano subito notato discrepanze, come la sfumatura di capelli di Pidgeon giudicata "totalmente sbagliata" persino dal parrucchiere storico di Carolyn Bessette, scatenando reazioni a catena sui social -2-4. Murphy, per tutta risposta, aveva rivelato l'esistenza di un comitato consultivo di stile composto da dieci persone, incaricato di setacciare ogni dettaglio, arrivando ad acquistare abiti originali dell'epoca — dalle scarpe Manolo Blahnik alle iconiche borse Prada e Birkin — per garantirne l'assoluta fedeltà, quasi a voler trasformare la scenografia in una reliquia -4. E in questo tentativo di cesello, la serie si avvale di un cast di supporto di prim'ordine, con Naomi Watts nei panni di una Jackie Kennedy Onassis ritratta negli ultimi anni della sua vita, intenta a osservare con apprensione le scelte sentimentali e professionali del figlio, e Grace Gummer che presta il volto a Caroline Kennedy, in un quadro familiare che si completa con Alessandro Nivola nei panni di Calvin Klein e Dree Hemingway in quelli di Daryl Hannah, la precedente fiamma di John -1-5-6.

La materia delicata dei ricordi, le fonti e il confine incerto della verità

Il creatore della serie, Connor Hines, ha tenuto a sottolineare la mole di lavoro preparatorio, un'immersione totale in articoli di giornale, biografie e resoconti dell'epoca, pur riconoscendo la natura scivolosa di queste fonti, spesso viziate da memorie personali e rancori, un limite che impone una continua opera di discernimento -6. Ne emerge un ritratto di Carolyn Bessette che ambisce a scalfire la superficie gelida che i tabloid le avevano cucito addosso, quella dell'"ice queen" o della "gold digger", per restituirla come donna complessa, capace di lanciare un bicchiere di vino in faccia a John quando questi si presentò con due ore di ritardo a una cena, ma anche l'unica in grado di alleviare il dolore di lui dopo la morte della madre Jackie -3-7. La narrazione si addentra poi nel lato oscuro di quella visibilità, nella paura quasi animale di Carolyn davanti ai flash dei paparazzi che la inseguivano — una paura acuita dalla morte di Lady Diana — e nel suo conseguente rifugiarsi tra le mura domestiche, un comportamento che alimentò le voci di presunte tossicodipendenze o instabilità, prontamente smentite da chi le era vicino -3-7.

L'ombra della tragedia finale, quella notte del 16 luglio 1999, si allunga inevitabilmente sull'intera opera, con il racconto che culmina nel volo fatale partito da Essex County, ma lo fa senza indulgere in facili sensazionalismi, concentrandosi piuttosto sulle dinamiche che portarono una coppia già in terapia a salire su quel Piper Saratoga pilotato da John, nonostante Carolyn preferisse volare solo in presenza di un copilota -2-7. Le maldicenze su una partenza ritardata da un cambio di smalto trovano smentita nelle ricostruzioni più attente, che vedono l'arrivo della sorella Lauren e di Carolyn all'aeroporto in perfetta synchronia con John, mentre il ritrovamento, giorni dopo, di una bottiglia di antidepressivi appartenuta a lei sulla spiaggia di Martha's Vineyard aggiunge un tassello di malinconia a un quadro già dolorosamente complesso -3-7. È in questi dettagli, nella volontà di situare Carolyn al centro della propria storia e non come semplice comparsa, che la serie cerca la sua ragion d'essere, provando a distillare l'essenza di due persone finite nella macina di un mito più grande di loro.

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