Il minimalismo dei sandali anni Novanta, da Carolyn Bessette-Kennedy alla tendenza dell’estate 2026

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un’estetica, quella della sottrazione, che non passa mai di moda; anzi, a volte ritorna proprio quando il superfluo sembra aver preso il sopravvento. È il caso dei sandali a listini sottili o con zeppa, quelli che hanno calcato i marciapiedi di New York negli ultimi anni del millennio scorso e che ora, complici le passerelle e un certo revival dettato dalla serialità, riconquistano il guardaroba estivo del 2026. La scia di questo ritorno è lunga e porta direttamente allo stile di Carolyn Bessette-Kennedy, la cui influenza, ben oltre la tragica vicenda personale, si riverbera oggi in un modo preciso di intendere l’eleganza: pochi colori, linee pulite, nessuna ostentazione.

L’effetto Love Story e il ritorno di una silhouette iconica

L’interesse per quella fase storica, che molti hanno ribattezzato “effetto Love Story” (dalla serie che ne racconta il legame con John Kennedy Jr.), ha riacceso i riflettori su un guardaroba basato su jeans a sigaretta, camicie di seta e, puntualmente, calzature che non gridavano mai, ma sussurravano classe. A fare da apripista sono proprio quei sandali con tacco medio e quadrato – talvolta listati, altre volte più massicci – che lei indossava tra le strade di Tribeca e che oggi vengono proposti da marchi come Miu Miu o The Row. La ragione di questa persistenza, se vogliamo chiamarla così, risiede nella loro innata capacità di adattarsi a qualsiasi contesto: non sono scarpe né completamente formali né del tutto casual, abitano quella terra di mezzo che le rende perfette per un ufficio come per un aperitivo serale.

Zeppe, infradito e mules: il comfort diventa chic

Ma il fenomeno non si esaurisce certo con i soli modelli indossati da Bessette-Kennedy; chiunque abbia vissuto la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila ricorderà l’ondata di zeppe e platform che monopoplizzarono le scarpiera di ogni adolescente. Ebbene, quelle forme – audaci, solide e decisamente più comode di un tacco a spillo – sono tornate prepotentemente alla ribalta. Jennifer Aniston, che già in quell’epoca sfoggiava sandali con zeppa sul set e nei red carpet, viene oggi celebrata come antesignana di una moda che unisce l’altezza al benessere del piede; un trend che la Gener Z ha riesumato dagli archivi e rilancia senza timori. Non mancano, inoltre, le infradito “thong” con tacco e le versioni più raffinate della classica chancla, reinterpretate in pelle nera o colori neutri per chi cerca un comfort totale senza rinunciare a un certo rigore estetico.

Materiali e dettagli: il lusso silenzioso del 2026

Se la forma è quella iconica, i materiali con cui vengono realizzati questi pezzi si adeguano ai canoni contemporanei. Pelle morbidissima, cuoio naturale, talvolta inserti in rafia o sughero per quelle varianti più rustiche che strizzano l’occhio all’estate mediterranea. Ciò che conta, in questa operazione di recupero, è mantenere intatto il senso di purezza: i cinturini devono essere sottili, la pianta non deve appesantire la figura, i colori devono restare ancorati a una palette essenziale (nero, avorio, cammello, talvolta un metallizzato tenue). La stessa logica che, anni fa, portava Carolyn a scucire le etichette dai suoi abiti Calvin Klein – quasi a voler possedere l’oggetto senza esserne posseduta – si ritrova oggi nella ricerca di un accessorio che non urli la propria firma, ma la faccia intuire da chi la indossa.

Un revival che guarda alla sostanza

A differenza di altre mode passeggere, quella dei sandali anni Novanta sembra poggiare su basi più solide, legate a doppio filo con l’idea di capsule wardrobe e sostenibilità implicita (un paio di scarpe ben fatte che duri nel tempo). Non ci troviamo di fronte all’eterno “già visto” fine a se stesso, ma piuttosto a una rilettura funzionale di ciò che funzionava: il minimalismo chic, in fondo, ha il vantaggio di non invecchiare mai. Così, mentre le vetrine si riempiono di queste calzature – dalle più accessibili alle firme di lusso – si consolida l’idea che il 2026 sarà ricordato come l’anno in cui abbiamo smesso di complicarci la vita. Almeno quella dei piedi.

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