Addio a James Tolkan, il preside Strickland di “Ritorno al futuro” aveva 94 anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il cinema americano, e con esso una certa idea di autorità cinematografica scolpita tra gli anni Ottanta e Novanta, perde uno dei suoi volti più severi e insieme più amati. James Tolkan, l’attore che per generazioni di spettatori è stato il temuto preside Strickland nella trilogia di “Ritorno al futuro”, si è spento giovedì 26 marzo nella sua abitazione di Saranac Lake, nello Stato di New York. A darne notizia – attraverso un portavoce della famiglia, lo sceneggiatore Bob Gale e il sito web ufficiale della saga – è stata la cerchia ristretta dei suoi cari, confermando la scomparsa di un caratterista capace, con pochi fotogrammi, di imprimere un marchio indelebile alla cultura popolare. L’attore aveva 94 anni, un’età che da sola racconta una lunga militanza davanti e dietro la macchina da presa, ma il cui dettaglio anagrafico ha generato qualche iniziale confusione: alcune prime ricostruzioni parlavano erroneamente di 84 primavere, salvo poi allinearsi sul dato corretto.
Un volto iconico per due kolossal: da Hill Valley alla portaerei
Se c’è un merito che nessuno potrà mai togliere a Tolkan, è quello di aver costruito un personaggio – anzi, due – partendo da un’idea semplice ma potentissima: l’autorità inflessibile, asciutta, quasi spietata. Nel 1985, quando “Ritorno al futuro” arrivò nelle sale con Michael J. Fox e Christopher Lloyd, il suo preside Strickland apparve sullo schermo per poche scene, eppure ognuna di esse funzionava come un piccolo meccanismo a orologeria. L’attore restituiva l’essenza di quel dirigente scolastico ossessionato dalla disciplina (“Slacker!” era il suo grido di battaglia), capace di terrorizzare il giovane Marty McFly con un solo sguardo. Tolkan riprese il ruolo nel sequel del 1989 e, nel 1990, tornò per la terza puntata interpretando addirittura il nonno del suo stesso personaggio: un piccolo tour de force genealogico che testimoniava quanto quella maschera fosse entrata nell’immaginario collettivo.
La carriera lunga cinquant’anni, tra tv e western crepuscolare
Prima di diventare il volto della severità per adolescenti viaggiatori nel tempo, Tolkan aveva già accumulato una solida esperienza teatrale e televisiva. Il suo esordio sul piccolo schermo risale al 1960 con la celebre serie “Naked City”, un autentico laboratorio per attori di metodo che volevano misurarsi con il realismo crudo della strada. Da lì, la sua carriera si è sviluppata per oltre cinquant’anni, costellata da partecipazioni a decine di produzioni, spesso in ruoli secondari ma mai marginali. L’ultimo suo lavoro risale al 2015, con il film “Bone Tomahawk”, un western atipico e sanguigno che chiudeva idealmente il cerchio di un attore capace di attraversare generi e decenni senza mai perdere quella durezza di fondo che era il suo marchio di fabbrica.
Il comandante di “Top Gun” e la lezione di un caratterista
L’altro ruolo che ha consegnato Tolkan alla storia del cinema – e che gli ha garantito una seconda vita negli omaggi dei fan – è quello del comandante della base aerea in “Top Gun” (1986), il film che lanciò Tom Cruise come icona da combattimento aereo. Lì, Tolkan interpretava l’ufficiale inflessibile, colui che metteva sotto pressione i giovani piloti, in primis il tenente Maverick, con una serie di ordini secchi e di rimproveri gelidi. Bastava quella presenza, il taglio dei capelli, la camicia stazzonata, per trasformare una manciata di battute in un personaggio memorabile. In un’industria che oggi spesso premia la quantità, Tolkan rappresentava invece la scuola del dettaglio: pochi film, poche battute, ma un’efficacia chirurgica. Il cinema in lutto per la sua scomparsa non è quello dei protagonisti assoluti, bensì quello dei comprimari che, senza mai rubare la scena, la rendevano però indimenticabile. E lui, da newyorkese doc cresciuto all’ombra di Broadway, quella lezione l’aveva imparata alla perfezione.




