Dramma in montagna in svizzera, scialpinisti travolti da un lastrone di neve che si stacca all’improvviso: due feriti gravi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sabato di Pasqua, e quelle nevi svizzere che promettevano una primavera ancora bianca si sono trasformate in una trappola mortale. Tre scialpinisti lecchesi, uomini abituati a leggere il territorio e a misurarsi con i silenzi dell’alta quota, stavano risalendo il Couloir Sickinelli sul Fleckistock – una montagna del Canton Uri che con i suoi 3.416 metri non perdona distrazioni – quando la montagna ha deciso diversamente. Un lastrone di neve, trattenuto chissà per quanto tempo da un equilibrio instabile, si è staccato all’improvviso. Non c’è stato verso di evitarlo: la massa bianca ha travolto due dei tre componenti della cordata, trascinandoli per centinaia di metri fuori dal canale, per poi sbatterli contro rocce e pendii più ripidi. Giorgio De Capitani e Niccolò Ratti sono i nomi dei due feriti gravi, entrambi lecchesi e accomunati da una passione, quella dello scialpinismo, che in un pomeriggio d’aprile si è rivelata letale.

Un sopravvissuto e l’allarme lanciato in tempo

Il terzo amico, Luca Zanette, è rimasto incredibilmente illeso. Un’eccezione statistica, forse, o semplicemente un colpo di fortuna in un contesto dove la fortuna non esiste. È stato lui, come ricostruito dalla Polizia cantonale in un breve comunicato diffuso nelle ore successive all’incidente, a dare l’allarme. Senza il suo intervento tempestivo – e qui non si può che registrare la lucidità di chi ha visto due compagni sparire sotto la neve – i soccorsi sarebbero potuti arrivare troppo tardi. I tre erano impegnati nella scalata del canale Sickinelli, un itinerario tecnico che richiede attenzione e che, in condizioni di innevamento instabile, nasconde insidie letali. Il distacco del lastrone non ha lasciato scampo ai due malcapitati, se non quello di essere risucchiati e poi sbalzati fuori dal canale per circa duecento metri, un volo che ha trasformato una slavina in una condanna.

Condizioni critiche e un nome in bilico

Delle due vittime – chiamiamole così, seppur ancora in vita – Giorgio De Capitani è quello che versa in condizioni più drammatiche. Secondo le prime informazioni, risulterebbe in pericolo di vita. Niccolò Ratti, l’altro scialpinista travolto, è comunque grave. Entrambi sono stati elitrasportati in strutture ospedaliere svizzere, dove i medici hanno dovuto fare i conti con traumi multipli, fratture e con quella che in gergo si definisce “polmonite da aspirazione” – la neve che entra nei polmoni quando si è sepolti, e che uccide anche quando la valanga si ferma. Nessun bollettino medico ufficiale ha fornito aggiornamenti ulteriori, e la riservatezza che circonda questi casi lascia intendere quanto il quadro resti critico. La Polizia cantonale, dal canto suo, si è limitata a confermare la dinamica: un lastrone di neve staccatosi improvvisamente, due feriti gravi, un illeso, nessun altro coinvolto.

Le indagini e il contesto di una giornata maledetta

Le autorità elvetiche hanno aperto un’inchiesta per ricostruire con esattezza quanto accaduto, anche se in casi del genere – ed è bene ricordarlo – raramente si individuano responsabilità penali. Si parla piuttosto di “incidente di montagna”, una definizione asettica che cerca di contenere il dramma di due uomini strappati alla loro fatica quotidiana, quella di salire in alto seguendo un canale che magari avevano studiato sulla carta. Le condizioni del manto nevoso, il grado di pendenza, la temperatura delle ultime ore: sono tutti elementi che gli inquirenti incroceranno con le testimonianze di Luca Zanette, l’unico che ha visto tutto dall’inizio alla fine senza essere toccato. Intanto il Fleckistock resta lì, bianco e indifferente, mentre a Lecco – città di lago e di montagna, abituata a questo doppio amore – si contano i giorni e si spera che De Capitani e Ratti possano tornare a raccontare quella salita. Per ora, si sa solo che un lastrone si è staccato all’improvviso. E che due famiglie aspettano notizie.

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