Il salone del mobile apre tra dazi e rotte instabili, i distretti dell’arredo frenano ma resistono

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il Salone del Mobile di Milano alza il sipario a Rho Fiera, con il rituale carico di aspettative che ogni anno si ripete, l’industria italiana del legno-arredo si trova a navigare in acque che – va detto senza enfasi – non sono mai state così agitate. Da un lato, la speranza di una sferzata di energia e fiducia, quell’«ottimismo della volontà» che gli addetti ai lavori auspicano possa contagiare le imprese; dall’altro, un quadro esportativo che restituisce tutt’altra musica, fatta di decelerazioni e squilibri profondi tra territori. Le esportazioni, da sempre termometro della salute del settore, rallentano a gennaio, eppure la produzione tiene: un paradosso solo apparente, perché a reggere sono ormai le maglie più robuste del sistema, quelle capaci di assorbire gli urti senza spezzarsi.

I distretti storici, quelli che hanno fatto la fortuna del Made in Italy nel mondo, mostrano segni di cedimento. In particolare la Brianza e il Veneto – con il Trevigiano in prima fila – registrano le maggiori difficoltà, quasi che il peso di dover trainare i fatturati si trasformasse in un freno invece che in una spinta. Nello slalom quotidiano tra dazi all’importazione (specialmente verso gli Stati Uniti, dove la presidenza Trump è ormai una consuetudine consolidata da più di un anno), rotte marittime che si chiudono e si riaprono con il ritmo imprevedibile di una fisarmonica, e costi dell’energia che continuano a viaggiare sull’ottovolante, i distretti provano a resistere al vento. E alcuni, va detto, ci riescono persino bene.

Dove resistono e dove si cresce, il caso degli imbottiti della Murgia

Se i leader tradizionali arrancano, ci sono periferie che sorprendono. Gli imbottiti della Murgia, per esempio, non solo resistono ma talvolta crescono a tassi a due cifre. Un dato che spiazza, perché la Murgia non è certo il primo nome che viene in mente quando si parla di design internazionale. Eppure, è proprio lì – insieme all’Alto Adige e al distretto di Bovolone – che il legno-arredo continua a viaggiare controcorrente. Queste realtà minori, forse meno esposte alle grandi rotte oceaniche o più agili nel rinegoziare i prezzi con i trasportatori, dimostrano che la resilienza non è solo questione di volumi, ma di struttura produttiva. Un continuo lavoro di equilibrio, spiegano gli analisti, in un contesto diventato ormai cronicamente instabile.

Il cuore produttivo tra Trevigiano e Pordenonese, un esempio di resilienza a filiera corta

Il legno-arredo che sconfina dal Trevigiano al Pordenonese rappresenta forse l’esempio più chiaro di questa fase contraddittoria. «Una fase di continua e grande incertezza che frena gli investimenti» – ha spiegato Mirko Longo, presidente del gruppo merceologico di Confindustria Veneto Est – eppure il sistema tiene. Non per miracolo, ma perché a differenza di altri Paesi europei, dove la produzione si concentra in grandi e isolati centri industriali, il nostro sistema si sviluppa come una rete articolata di realtà locali, spesso di piccole e medie dimensioni, che lavorano in sinergia. È questa struttura «a costellazione», fatta di relazioni strette e filiera corta, a rappresentare uno dei principali punti di forza del Made in Italy. Un modello capace di unire tradizione artigianale, innovazione e qualità, anche quando i numeri dell’export non sorridono.

Dazi, trasporti e costi energetici: lo slalom quotidiano delle imprese

Nessuno, tra gli operatori, si illude che il Salone possa risolvere da solo le criticità strutturali. I dazi all’importazione verso gli Usa restano un macigno, le rotte marittime continuano a essere chiuse e riaperte con decisioni talvolta contraddittorie, e i costi dell’energia rendono folle ogni programmazione a medio termine. Eppure, i distretti del design eccellenza del Made in Italy – quelli veri, non quelli raccontati nei manuali di marketing – provano a resistere agli urti. Non con proclami, ma con la pratica quotidiana di chi sa che un divano imbottito o una sedia in legno massello valgono il viaggio, anche quando il viaggio è diventato più caro e incerto. La speranza, certo, è che la fiera di Milano porti una boccata d’ossigeno. Ma la realtà, quella dei numeri e dei container fermi in qualche porto, racconta un’altra storia: fatta di chi resiste, chi arranca e chi, senza fare rumore, continua a crescere.

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