SpaceX, ingresso nel Nasdaq 100 e subito sotto il prezzo dell’Ipo: cosa sta succedendo
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Redazione Economia
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Non erano bastati l’Ipo da record del 12 giugno e l’ingresso nel Nasdaq 100, avvenuto il 7 luglio in tempi da primato grazie a una nuova procedura accelerata. Le azioni di SpaceX (NASDAQ: SPCX), dopo un avvio folgorante che le aveva portate a toccare un massimo di 225,64 dollari, hanno bruscamente invertito la rotta, chiudendo la seduta di mercoledì 8 luglio a 148 dollari, al di sotto del prezzo di debutto di 150 dollari.
Un andamento controintuitivo che sta alimentando il dibattito tra gli investitori, i quali si interrogano sul futuro di un’azienda da oltre 2.000 miliardi di dollari di capitalizzazione che continua a bruciare liquidità.
Le regole accelerate del Nasdaq e l’effetto traino sui fondi
L’inclusione di SpaceX nel paniere che raccoglie le 100 maggiori società non finanziarie quotate sul listino tecnologico per eccellenza è stata resa possibile da una modifica regolamentare introdotta dal Nasdaq a inizio 2026. La cosiddetta “corsia veloce” consente alle mega Ipo di fare il loro ingresso dopo appena 15 giorni di negoziazione, anziché attendere i tre mesi previsti in precedenza, un vantaggio che la società di Elon Musk ha potuto sfruttare appieno.
Questo traguardo, sulla carta, avrebbe dovuto rappresentare un catalizzatore positivo per il titolo. L’inserimento nell’indice, infatti, obbliga tutti i fondi passivi e gli Etf che lo replicano ad acquistare le azioni della società, generando una domanda “forzata” stimata intorno ai 4,3 miliardi di dollari.
Un ingresso nel paniere con un peso specifico limitato
Nonostante la capitalizzazione di mercato, che si aggira intorno ai 2.100 miliardi di dollari, il peso di SpaceX all’interno del Nasdaq 100 è inizialmente molto inferiore a quanto ci si potrebbe aspettare. La ragione è da ricercare nel limitato flottante, che attualmente rappresenta poco più del 4% delle azioni totali. Il Nasdaq, infatti, utilizza un sistema di ponderazione basato sul flottante e non sulla capitalizzazione di mercato, il che significa che SpaceX peserà solo circa l’1,3% del paniere, piazzandosi intorno alla 21esima posizione.
Di fatto, l’impatto sull’Invesco QQQ Trust, l’Etf più noto che segue l’indice, è per ora marginale. Tuttavia, questa situazione è destinata a cambiare nei prossimi mesi, con la scadenza dei lock-up period che metterà sul mercato una quota maggiore di azioni, aumentando potenzialmente la ponderazione della società nell’indice.
Il crollo del titolo: il classico “sell the news”?
Il crollo del titolo, che ha perso il 35% rispetto ai picchi di giugno, non ha risparmiato nemmeno la seduta successiva all’ingresso nel Nasdaq 100, configurando uno schema che molti analisti definiscono un classico “sell the news”. In pratica, l’ondata di acquisti da parte dei fondi indicizzati, ampiamente anticipata dal mercato, è stata controbilanciata da massicce vendite da parte di quegli investitori che avevano acquistato il titolo in vista dell’evento e che hanno approfittato della liquidità fornita dagli Etf per realizzare i profitti.
Un copione già visto in passato, ad esempio con Palantir, che dopo essere entrata nel Nasdaq 100 subì un calo di circa il 25% nelle settimane successive.
I conti in rosso e la scommessa sull’intelligenza artificiale
Al di là delle dinamiche di mercato, a pesare sul titolo sono anche i fondamentali di un’azienda che, nonostante i ricavi in crescita, continua a registrare perdite ingenti. Nel 2025 SpaceX ha riportato un rosso di 4,9 miliardi di dollari, e solo nel primo trimestre del 2026 le perdite hanno raggiunto i 4,3 miliardi.
La strategia di Elon Musk, che punta a fare di SpaceX non solo un’azienda aerospaziale ma l’infrastruttura portante dell’intelligenza artificiale del futuro, passando per l’ambizioso progetto di portare data center nello spazio, comporta investimenti colossali. A sostenere le finanze ci pensa principalmente Starlink, il servizio internet satellitare che nel 2025 ha generato oltre 11 miliardi di dollari di ricavi, pari al 61% del totale.
Tuttavia, la divisione xAI e lo sviluppo del razzo Starship stanno assorbendo risorse enormi, creando un divario tra le prospettive di crescita a lungo termine e la redditività attuale che gli investitori faticano a colmare, soprattutto con un rapporto prezzo/vendite che supera le 100 volte.




