Scandalo test istologici in ritardo: referti dopo 8 mesi, migliaia di vittime

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’Azienda sanitaria provinciale di Trapani è al centro di una bufera che ha lasciato migliaia di pazienti in attesa di diagnosi cruciali, con ritardi che in alcuni casi hanno superato gli otto mesi. La vicenda, che ha portato alla luce un arretrato di 3.300 esami istologici, ha scatenato una serie di interventi istituzionali, tra ispezioni e indagini, mentre le conseguenze per i pazienti coinvolti restano drammatiche.

Dei 3.300 referti non completati, 1.405 campioni risalgono al 2024 e 1.908 al 2025, numeri che hanno spinto l’assessorato regionale alla Salute, su impulso del governatore Renato Schifani, a inviare propri ispettori per fare luce sulla situazione. Nonostante l’annuncio dell’azzeramento degli arretrati da parte dell’Asp, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha deciso di intervenire direttamente, ordinando un’ispezione ministeriale all’ospedale di Castelvetrano, struttura dipendente dall’Asp di Trapani.

Il caso è emerso in modo eclatante con la storia di Maria Cristina Gallo, insegnante di Mazara del Vallo, che ha atteso otto mesi per ricevere una diagnosi di tumore al quarto stadio. Una vicenda che ha portato alla luce non solo ritardi inaccettabili, ma anche una gestione carente del flusso di esami, con migliaia di vetrini rimasti “nel cassetto” in attesa di essere analizzati.

Nel frattempo, mentre l’Asp di Trapani cercava di smaltire l’enorme arretrato, il manager Ferdinando Croce ha stipulato due convenzioni con le aziende sanitarie di Agrigento e Caltanissetta per l’effettuazione di prestazioni di anatomia patologica. Una mossa che, se da un lato potrebbe alleviare la pressione sul laboratorio di Trapani, dall’altro solleva interrogativi sulla capacità dell’Asp di gestire autonomamente il carico di lavoro.

Le ispezioni in corso, sia regionali che ministeriali, mirano a chiarire le responsabilità e a individuare eventuali disfunzioni nel sistema. Tuttavia, resta il fatto che migliaia di pazienti hanno affrontato attese interminabili per ricevere diagnosi che, in molti casi, avrebbero potuto cambiare il corso delle loro terapie e, di conseguenza, delle loro vite.

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