Leone XIV ridisegna la Curia: Paolo Rudelli nuovo sostituto, a Peña Parra la nunziatura in Italia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A quasi un anno dalla scomparsa di papa Francesco, Leone XIV ha messo mano all’architettura del governo centrale della Chiesa, ridisegnando i vertici della Segreteria di Stato con una serie di nomine che, pur nell’apparente semplicità di un avvicendamento, configurano una scelta di campo netta. Il pontefice, rientrato da poco dal Principato di Monaco, ha ufficializzato il nuovo sostituto per gli Affari generali, affidando l’incarico all’arcivescovo bergamasco Paolo Rudelli, finora nunzio apostolico in Colombia. Si tratta, come noto, di una delle posizioni più delicate della macchina vaticana, una sorta di “ministro dell’Interno” che opera a stretto contatto con il cardinale segretario di Stato, curando il disbrigo degli affari correnti e la gestione ordinaria della Curia.

Rudelli, classe 1970, cresciuto tra Gazzaniga e Gandino, vanta una lunga carriera diplomatica iniziata nel lontano 2001 tra Ecuador e Polonia, per poi approdare alla sezione per i Rapporti con gli Stati della stessa Segreteria di Stato. La sua parabola lo ha portato a Strasburgo come osservatore permanente presso il Consiglio d’Europa, dove si è distinto per la competenza in materia di diritti umani, e successivamente in Zimbabwe, fino all’approdo in Colombia nel 2023, nominato da Francesco. Proprio dall’esperienza colombiana – un contesto segnato da tensioni sociali e complesse dinamiche di pace – arriva un profilo che a Roma viene descritto come tecnico, pragmatico e perfettamente a suo agio nei meandri della diplomazia multilaterale. “La chiamata del Santo Padre Leone a collaborare da vicino all’esercizio della sua suprema missione”, ha commentato il presule, “è un gesto di immeritata fiducia, che mi onora profondamente”.

Un avvicendamento a tre che ridisegna gli equilibri

La sostituzione di Rudelli al posto del venezuelano Edgar Peña Parra, che guidava gli Affari generali dall’agosto del 2018, rappresenta il primo vero scossone di rilievo nei vertici della Santa Sede sotto il nuovo pontificato. Non si è trattato, tuttavia, di un semplice cambio alla guida della Segreteria di Stato, ma di un vero e proprio gioco di poltrone studiato nei minimi dettagli: Peña Parra, infatti, non è stato accantonato, bensì trasferito a un incarico di prestigio come nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, subentrando a monsignor Petar Rajič. Quest’ultimo, a sua volta, è andato a occupare la poltrona lasciata vacante tre anni fa da monsignor Georg Gänswein, diventando il nuovo prefetto della Casa Pontificia, l’organo che gestisce l’ordine interno e la quotidianità del Papa.

Si delinea così una riorganizzazione a tre che, secondo quanto anticipato da alcune ricostruzioni, era nell’aria già da settimane e che conferma la volontà di Leone XIV di procedere con prudenza, ma con decisione, nella scelta dei propri collaboratori più stretti. Se Francesco aveva aperto la Curia al mondo latino-americano, Leone sembra voler ora ritornare a un equilibrio diverso, affidando la gestione della macchina amministrativa a un italiano dal profilo generazionalmente giovane – Rudelli compirà 56 anni a luglio – ma con una conoscenza profonda delle dinamiche diplomatiche. La presenza del cardinale Pietro Parolin, confermato segretario di Stato nonostante i ricorrenti rumors di un avvicendamento, garantisce nel frattempo una continuità sostanziale con l’impostazione del precedente pontificato, mentre la nomina di Rudelli introduce un elemento di discontinuità operativa.

Il profilo del nuovo “ministro dell’Interno” vaticano

La scelta è caduta su un uomo che, pur provenendo dalla periferia diplomatica, conosce perfettamente gli ingranaggi della Segreteria di Stato per averli già frequentati all’inizio della sua carriera. Ordinato sacerdote nel 1995 per la diocesi di Bergamo, Paolo Rudelli è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel 2001; il suo cursus honorum, scandito da tappe geograficamente distanti (dall’Ecuador alla Polonia, dallo Zimbabwe alla Colombia), è stato sempre accompagnato da una solida preparazione accademica in teologia morale. Nel commentare la nomina, la diocesi di Bergamo ha espresso una “grande gioia” per un figlio delle valli orobiche chiamato a una responsabilità tanto alta, sottolineando il legame forte che lo unisce al territorio d’origine e al suo santo conterraneo, Giovanni XXIII, al quale Rudelli ha detto di affidarsi per la nuova missione.

Nel nuovo ruolo, l’arcivescovo – che mantiene la titolarità della sede arcivescovile di Mesembria – sarà chiamato a coordinare la sezione per gli Affari generali, un apparato complesso che funge da cerniera tra il Papa, i dicasteri e le rappresentanze pontificie nel mondo. La sua esperienza maturata al Consiglio d’Europa, in particolare, viene considerata preziosa in un momento in cui la Santa Sede è chiamata a confrontarsi con scenari internazionali in rapida evoluzione; e il suo approccio, che unisce competenza tecnica e profilo pastorale, sembra rispondere a quella esigenza di professionalizzazione della Curia che Leone XIV aveva già iniziato a perseguire con i nuovi regolamenti entrati in vigore a inizio anno.

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