Il “ministro dell’interno” cambia volto: Leone XIV ridisegna la diplomazia vaticana
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Redazione Esteri
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Sono passati quasi dodici mesi dalla scomparsa di papa Francesco e, con il ritmo cadenzato che contraddistingue i primi passi di un pontificato, Leone XIV ha scelto di mettere mano ai vertici della macchina amministrativa vaticana. Il bollettino ufficiale diffuso nella giornata del 30 marzo ha confermato quanto già circolava negli ambienti curiali nei giorni precedenti l’inizio della Settimana Santa, dando forma a un ricambio che, pur rappresentando un fisiologico avvicendamento generazionale e funzionale, rivela una precisa strategia di continuità nella gestione della complessa rete diplomatica della Santa Sede. A fare da perno a questa riorganizzazione è la figura chiave del sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, una sorta di “ministro dell’interno” vaticano che, per prassi consolidata, rappresenta la terza carica più influente dopo il Pontefice e il Segretario di Stato.
La novità più rilevante riguarda l’ingresso di monsignor Paolo Rudelli, bergamasco classe 1970, che lascia l’incarico di nunzio apostolico in Colombia per prendere in mano le redini della prima sezione della Segreteria di Stato. Rudelli, che aveva già maturato una significativa esperienza all’interno del dicastero vaticano tra il 2001 e il 2009, torna così in quello che viene definito il “cuore pulsante” dell’amministrazione pontificia, raccogliendo un testimone pesante: quello lasciato dall’arcivescovo venezuelano Edgar Peña Parra. Quest’ultimo, infatti, dopo otto anni passati alla guida degli Affari generali – un periodo segnato da sfide complesse come la gestione post-pandemica e le conseguenze giudiziarie legate all’inchiesta sul palazzo di Londra – si trasferisce nella nunziatura di via Po, a Roma, diventando il nuovo rappresentante pontificio presso la Conferenza episcopale Italiana e lo Stato italiano, oltre che nella Repubblica di San Marino.
Non si tratta di un semplice cambio di poltrone, ma di un movimento studiato che coinvolge tre figure di altissimo profilo, tutte accomunate da una solida formazione giuridica e da una lunga carriera nel servizio diplomatico. Se da un lato il sostituto uscente, Peña Parra, porta con sé l’esperienza di chi ha gestito la macchina organizzativa della Curia per tutto l’ultimo scorcio del pontificato di Francesco, dall’altro il suo successore, Rudelli, rappresenta un profilo di indubbia competenza, già apprezzato per il lavoro svolto presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo e successivamente come nunzio in Zimbabwe e in Colombia. A completare il quadro, la nomina di monsignor Petar Rajič – finora nunzio in Italia – a prefetto della Casa Pontificia, ruolo rimasto vacante dal 2023 dopo il trasferimento di monsignor Georg Gänswein nei Paesi Baltici. Rajič, di origine bosniaca ma cittadino canadese, si occuperà ora dell’organizzazione della vita quotidiana e delle udienze del Papa, un incarico che richiede una particolare sensibilità per le dinamiche della corte vaticana.
La continuità di un metodo nella scelta dei profili
Le nomine del 30 marzo offrono uno spaccato significativo dello stile di governo di Leone XIV, che a un anno dalla sua elezione sembra prediligere un approccio di rinnovamento graduale ma sostanziale. Sia Rudelli che Peña Parra sono diplomatici di lungo corso, legati da un rapporto di stima reciproca e profondamente inseriti nelle dinamiche della Segreteria di Stato, il dicastero guidato dal cardinale Pietro Parolin. La scelta di affidare la nunziatura italiana a Peña Parra, figura di grande esperienza e con un passato da sostituto, rappresenta un gesto di profonda fiducia: a 66 anni, il venezuelano diventa l’interlocutore principale tra la Santa Sede e le istituzioni italiane, un ruolo delicato che richiede equilibrio e conoscenza delle pieghe burocratiche dello Stato.
Dall’altro lato, la chiamata di Rudelli alla guida degli Affari generali è stata accolta con favore anche dalla sua diocesi d’origine. Il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, ha parlato di una “grande gioia” per una responsabilità che affida a un figlio delle valli bergamasche la gestione del cuore operativo della Curia romana. Rudelli, che ha commentato la nomina definendola un “gesto di immeritata fiducia”, ha già annunciato di volersi ispirare allo spirito della costituzione apostolica Praedicate Evangelium e di affidarsi, come suo conterraneo, all’intercessione di san Giovanni XXIII. Un dettaglio non secondario: anche Rudelli, come del resto Peña Parra e Rajič, è un canonista, una caratteristica che sembra essere diventata un criterio ricorrente per il nuovo Pontefice, il quale predilige figure con una solida preparazione giuridica per ricoprire gli incarichi di vertice.
Un meccanismo di ingranaggi che non si ferma
La riorganizzazione di questi due snodi nevralgici – la Sostituzione e la Nunziatura italiana – conferma la volontà di Leone XIV di consolidare l’impianto diplomatico ereditato senza operare brusche cesure, ma introducendo comunque un ricambio generazionale. L’uscita di scena di Peña Parra dalla Segreteria di Stato, dopo un mandato particolarmente lungo iniziato nell’agosto del 2018, apre la strada a una gestione più fresca degli affari interni, mentre la sua dislocazione a Roma garantisce alla Santa Sede una presenza esperta sul fronte delle relazioni con il Paese. Parallelamente, l’inserimento di Rajič alla Casa Pontificia colma un vuoto che si trascinava da tre anni, riportando ordine in un ufficio fondamentale per la logistica e il protocollo delle visite istituzionali.
Queste mosse, che arrivano a ridosso della prima Settimana Santa del nuovo pontificato, dimostrano come la macchina curiale, pur nel suo complesso meccanismo di pesi e contrappesi, sia in grado di reagire con prontezza alle esigenze di un Papa che ha ereditato una struttura già fortemente riformata dal suo predecessore. Le nomine, deliberate nella giornata del 30 marzo, sono entrate immediatamente in vigore, delineando un nuovo equilibrio ai vertici della Santa Sede. Mentre Rudelli si appresta a insediarsi nelle stanze della Terza Loggia, Peña Parra prepara il trasloco nella sede di via Po, portando con sé il bagaglio di otto anni passati a gestire i dossier più complessi del governo della Chiesa universale.
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