Leone s’affida a Rudelli, la Santa sede dal Frecciarossa al treno delle valli

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Segreteria di Stato, si sa, è il cervello della macchina vaticana, e il suo sostituto – una sorta di capo di gabinetto del Papa – ne rappresenta il motore quotidiano. Ora quel motore cambia rotta, passando da un’esperienza definita “molto dura” e ad alta velocità a una più riflessiva, forse più adatta ai binari secondari della diplomazia. A raccontare il primo, intenso passaggio, è stato direttamente monsignor Edgar Peña Parra, il venezuelano che per otto anni ha retto gli Affari generali: nel suo discorso di ringraziamento ai collaboratori, ha paragonato il proprio mandato – iniziato nell’agosto del 2018 sotto Francesco – a un viaggio sul Frecciarossa, un treno che sfreccia senza sosta. Ora, a quasi un anno dalla scomparsa di papa Francesco, il nuovo pontefice, Leone XIV, ha deciso di affidare quella poltrona cruciale a un altro profilo: monsignor Paolo Rudelli, bergamasco, classe 1970, finora nunzio apostolico in Colombia.

Un bergamasco alla guida degli Affari generali

La scelta, annunciata ieri dalla Sala stampa vaticana, cade dunque su un diplomatico di lungo corso, che però conosce bene anche i meccanismi interni della Curia. Rudelli, ordinato sacerdote nella sua diocesi d’origine, ha infatti maturato anni di presenza nella prima sezione della Terza Loggia – quella che adesso si appresta a dirigere – e ha ricoperto l’incarico di osservatore permanente presso il Consiglio d’Europa. Da quel ruolo, va ricordato, dipende il monitoraggio del Comitato Moneyval, l’organismo che valuta la trasparenza finanziaria degli Stati, inclusa ovviamente la Santa Sede. Il suo trasferimento da Bogotà a Roma, per un quadriennio che si preannuncia decisivo, non è stato commentato con entusiasmo retorico: “La chiamata del Santo Padre Leone a collaborare da vicino all’esercizio della sua suprema missione – ha dichiarato Rudelli – è un gesto di immeritata fiducia, che mi onora profondamente”. Nessuna enfasi, solo la consapevolezza del peso burocratico e politico che lo aspetta.

Peña Parra alla nunziatura d’Italia, Rajic in casa pontificia

Il rimpasto non si limita, però, al semplice avvicendamento al vertice della Segreteria di Stato. Nella stessa giornata di ieri, 30 marzo, Leone XIV ha infatti definito un vero e proprio rebus di poltrone, confermando le anticipazioni apparse sulla stampa. Edgar Peña Parra – il venezuelano nato a Maracaibo nel 1960, laureato in Diritto canonico ed entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel 1993 – lascia il “Frecciarossa” per un incarico meno frenetico ma non meno prestigioso: è stato nominato nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. Sostituisce monsignor Petar Rajic, il quale a sua volta si sposta per occupare la poltrona lasciata vacante tre anni fa da monsignor Georg Gänswein, quella di prefetto della casa pontificia. Una catena di incarichi che ridisegna la geografia del potere vaticano, senza soluzione di continuità.

Dalla Colombia a Roma, le sfide di un quadriennio delicato

Per Rudelli, bergamasco doc, il rientro a Roma rappresenta un salto di qualità notevole: dalla nunziatura in Colombia – dove era stato inviato il 19 luglio 2023 – al cuore pulsante dell’amministrazione vaticana. La sua esperienza presso il Consiglio d’Europa gli ha fornito gli strumenti per destreggiarsi tra i dossier più spinosi, primo fra tutti quello della trasparenza finanziaria, senza dimenticare i rapporti con gli Stati esteri. Peña Parra, dal canto suo, potrà mettere a frutto un curriculum fitto di tappe: Kenya, Jugoslavia, l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, Sudafrica, Honduras e Messico. Un bagaglio notevole, che ora viene messo al servizio della Chiesa italiana e sammarinese. La prima Settimana Santa del pontificato di Leone XIV si è aperta dunque con una raffica di nomine, tutte ufficializzate dal bollettino di ieri. E se il “Frecciarossa” ha lasciato il posto a un “treno delle valli” – per usare una metafora che richiama le origini del nuovo sostituto – sta ai prossimi mesi capire se il cambio di passo sarà davvero più lento, o solo apparentemente più quieto.

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