La svolta di Leone, la Curia cambia passo: ecco chi è il nuovo ‘numero tre’ del Vaticano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È cominciata, a tutti gli effetti, la fase operativa del pontificato di Leone XIV, che con la nomina di lunedì 30 marzo ha impresso una svolta netta al governo della Curia romana. Il papa, come era ampiamente prevedibile da parte degli osservatori, ha scelto di mettere la sua firma sul delicato ruolo di Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, affidandolo all’arcivescovo bergamasco Paolo Rudelli, finora nunzio apostolico in Colombia. Questa mossa, tutt’altro che meramente formale, ridisegna gli equilibri ai vertici del piccolo Stato, andando a coprire quella che viene definita la seconda carica più importante dopo quella del Segretario di Stato: una sorta di ministro dell’Interno, insomma, il vero snodo operativo attraverso cui passano tutti i dossier della Santa Sede. Rudelli, 55 anni originario di Gandino, prende il posto del venezuelano Edgar Peña Parra, 66 anni, che dal 2018 ricopriva questo incarico delicatissimo e che ora viene destinato alla Nunziatura in Italia. Un ricambio generazionale, se vogliamo, ma soprattutto una scelta di campo netta da parte di Leone, che ha voluto portare nella macchina amministrativa vaticana un diplomatico di carriera dalla solida formazione teologica.

Il profilo del prescelto: un diplomatico bergamasco per il cuore pulsante del Vaticano

Chi è, dunque, questo monsignor Rudelli, che adesso molti definiscono il “numero tre” del Vaticano dopo il Papa e il Segretario di Stato? Nato nel 1970, ordinato sacerdote a Bergamo nel 1995, il suo è un profilo che unisce la rigore della formazione accademica – è dottore in Teologia morale alla Gregoriana – a una lunga gavetta sul campo. Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel lontano 2001, ha maturato esperienze in Ecuador e Polonia, per poi tornare a Roma in Segreteria di Stato; una carriera che l’ha visto osservatore permanente a Strasburgo, rappresentante in Zimbabwe e infine, dal 2023, nunzio in Colombia, dove è stato inviato da Francesco. La sua reazione, d’altronde, è quella dell’uomo di Chiesa abituato a obbedire: “Dal Papa un gesto di fiducia che mi onora profondamente”, ha commentato, aggiungendo che si affiderà alla guida del cardinale segretario di Stato e alla collaborazione dell’ufficio. Un religioso di grande esperienza, quindi, che arriva alla guida della Sezione per gli Affari Generali con la consapevolezza di dover gestire il “dentro” della Chiesa, dalla corrispondenza con le nunziature all’organizzazione delle udienze.

Il gioco delle poltrone: Peña Parra in Italia e le altre mosse del lunedì

La nomina di Rudelli, tuttavia, non è un fatto isolato, ma s’inserisce in un più ampio “gioco delle poltrone” che Leone XIV ha avviato per dare una fisionomia chiara alla sua curia. Con un effetto domino molto chiaro, monsignor Edgar Peña Parra, che lascia il posto al bergamasco, non è stato accantonato ma anzi ha ottenuto un incarico di prestigio e di grande peso politico: diventa il nuovo nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. Una sede delicatissima, quella di via Po, che implica il rapporto diretto con la Conferenza Episcopale Italiana e lo Stato italiano. A completare il quadro delle nomine di questa intensa giornata vaticana, c’è la designazione del nuovo prefetto della Casa Pontificia, incarico che è andato all’arcivescovo croato Petar Rajič, che fino a ieri era proprio il nunzio in Italia. Rajič, quindi, si occuperà dell’organizzazione interna della vita del Pontefice e delle udienze, un ruolo logistico ma di assoluta fiducia.

Una rivoluzione silenziosa per la macchina di curia

Osservando questi movimenti, appare chiaro che Leone XIV non ha intenzione di governare con la semplice continuità, ma sta già mettendo in atto quella che si potrebbe definire una “rivoluzione silenziosa” ai vertici della gerarchia. La scelta di un uomo relativamente giovane – cinquantacinque anni, una rarità per ruoli così apicali – come Rudelli, indica la volontà di stabilizzare e snellire la macchina amministrativa, puntando su un diplomatico che conosce i meccanismi della Segreteria di Stato dall’interno. Non è una rivoluzione urlata, ma una serie di mosse calibrate: si cambia il vertice operativo, si ridistribuiscono le nunziature più importanti e si affida la gestione della casa papale a un altro fedelissimo. L’incarico di Sostituto, infatti, è ritenuto cruciale perché chi lo ricopre ha accesso a tutti i fascicoli e funge da filtro per il segretario di Stato e il Papa; è una posizione che richiede nervi saldi e una fedeltà a tutta prova. Con questa scelta, il pontefice ha voluto dare un segnale preciso di discontinuità rispetto al passato recente, pur mantenendo un equilibrio geografico e culturale all’interno della Curia. La nomina, infine, chiude le indiscrezioni che volevano nomi diversi per questo ruolo, dimostrando che il Papa ha le idee molto chiare su come vuole plasmare il suo prossimo futuro.

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