Leone XIV smuove le acque vaticane: un nunzio per l’Italia e un nuovo sostituto alla Segreteria di Stato
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Quasi a un anno dalla scomparsa di papa Francesco, il suo successore, Leone XIV, ha deciso che era arrivato il momento di mettere mano agli ingranaggi più delicati della Curia romana. Lo ha fatto con un movimento che, seppur tecnicamente circoscritto a tre figure, assume i contorni di un vero e proprio mini rimpasto, capace di ridisegnare gli equilibri nella “stanza dei bottoni”. Il cambiamento più significativo, quello che era nell’aria da parecchio, riguarda la poltrona di Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, una sorta di capo di gabinetto il cui peso specifico, paragonabile a quello di un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, è cruciale per la gestione quotidiana della macchina amministrativa vaticana. A lasciare l’incarico, dopo anni di servizio, è monsignor Edgar Peña Parra, un diplomatico venezuelano dal profilo internazionale, chiamato a coprire un ruolo di altrettanto prestigio ma di natura diversa.
Il ritorno a Roma del diplomatico venezuelano
La notizia, diramata attraverso il consueto bollettino della Sala Stampa vaticana, ha infatti ufficializzato che il posto di Peña Parra non sarà lasciato vacante, bensì riconvertito: l’arcivescovo, sessantaseienne nato a Maracaibo e ordinato sacerdote nel lontano 1985, è stato nominato nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, con sede nella storica nunziatura di via Po. Si tratta di una destinazione di grande rilievo, che lo pone al centro delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il territorio italiano. Peña Parra, poliglotta capace di parlare sei lingue, non è nuovo a incarichi complessi: il suo cursus honorum annovera precedenti esperienze in Pakistan e in Mozambico, un curriculum che testimonia una lunga fedeltà al servizio della Santa Sede in contesti spesso difficili. La sua parabola ascendente, iniziata sotto il pontificato di Francesco, si conclude così con un ruolo di primo piano nel diplomatico vaticano, lasciando però dietro di sé una scia di polemiche e veleni, alcuni dei quali erano stati alimentati sui social dall’arcivescovo scismatico Carlo Maria Viganò, circostanze queste che il Vaticano non ha mai formalmente smentito.
Paolo Rudelli, il bergamasco che diventa numero tre
A prendere il suo posto alla Segreteria di Stato, raccogliendo un’eredità pesante e delicata, è stato chiamato monsignor Paolo Rudelli. Originario di Gandino, in provincia di Bergamo, l’alto prelato lascia l’incarico di nunzio apostolico in Colombia, dove era stato inviato da Francesco nel luglio del 2023, per fare ritorno a Roma con un ruolo di vertice nella gerarchia vaticana. La sua nomina a Sostituto per gli Affari Generali lo consacra di fatto come il “numero tre” del Vaticano, subito dopo il Papa e il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. Rudelli, che compirà cinquantasei anni a luglio, vanta una lunga carriera diplomatica iniziata nel lontano 2001, con esperienze sul campo in Ecuador e Polonia, che gli hanno permesso di conoscere a fondo i meccanismi burocratici e le sensibilità politiche europee. La sua figura, descritta da più parti come quella di un diplomatico abile e discreto, non allineato a particolari fazioni interne, sembra rispondere alla volontà di Leone XIV di avere un uomo di fiducia al timone della macchina amministrativa, capace di garantire una linea di continuità ma con un piglio rinnovato.
Un gioco di equilibri nella curia romana
Il rimpasto orchestrato da Leone XIV non si limita al semplice scambio di poltrone tra Peña Parra e Rudelli, ma coinvolge un terzo attore che chiude perfettamente il cerchio delle nomine. Per coprire il posto lasciato libero da Rudelli alla nunziatura di Bogotà non è stato ancora indicato un successore, ma il movimento parallelo riguarda la Prefettura della Casa Pontificia. Il posto, rimasto vacante per diverso tempo, è stato infatti assegnato a monsignor Petar Rajic, l’arcivescovo di origini bosniache che fino a ieri ricopriva proprio l’incarico di nunzio in Italia e San Marino. Con questa triplice operazione, Leone XIV dimostra di voler ridisegnare alcuni dei ruoli chiave della macchina vaticana puntando su profili accomunati da un lungo servizio alla Santa Sede in contesti complessi. Se Rajic porta con sé l’esperienza maturata a contatto con la Chiesa italiana, Rudelli rappresenta la scommessa su un diplomatico di carriera che conosce le dinamiche internazionali. Peña Parra, dal canto suo, porterà la sua poliedrica esperienza al servizio della diplomazia bilaterale con l’Italia, in un passaggio di consegne che più che un addio, rappresenta una riconversione strategica voluta dal pontefice.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
