Elia Caprile e l’inchiesta sui De Laurentiis: la cessione da 2,2 milioni al centro della procura di Bari
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Redazione Interno
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La procura di Bari ha messo sotto la lente d’ingrandimento la gestione economica della Società Sportiva Calcio Bari, con particolare attenzione a un’operazione di calciomercato che risale all’estate del 2023: il trasferimento del portiere Elia Caprile dal club pugliese al Napoli per circa 2,2 milioni di euro.
Un affare che, a distanza di anni e dopo una successiva rivendita del calciatore, è finito al centro di un’inchiesta che vede indagati Luigi e Aurelio De Laurentiis rispettivamente nelle vesti di amministratore unico del Bari e presidente del Consiglio di amministrazione del Napoli nonché legale rappresentante della Filmauro.
Le ipotesi di reato: bancarotta e false comunicazioni sociali
Le indagini coordinate dal procuratore Roberto Rossi e condotte dalla Guardia di Finanza muovono da approfondimenti sui bilanci, sulle note integrative e sulle relazioni di gestione della società barese; da queste analisi, supportate da consulenze tecniche, sarebbe emerso un quadro preoccupante.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la SSC Bari avrebbe accumulato perdite sistemiche per circa 30 milioni di euro nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025, una situazione caratterizzata da un rilevante deficit patrimoniale e da una consistente esposizione debitoria, il tutto in assenza di un concreto piano di riequilibrio economico-finanziario.
A Luigi e Aurelio De Laurentiis vengono contestate, a vario titolo, le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, bancarotta fraudolenta impropria da reato societario e false comunicazioni sociali, reati che sarebbero stati commessi in concorso tra loro.
Il nodo della cessione di Elia Caprile
Nel mirino della procura, tuttavia, non c’è solo la situazione debitoria complessiva del Bari, ma anche una specifica operazione di calciomercato che, secondo l’accusa, avrebbe ulteriormente aggravato le casse del club pugliese a vantaggio di una società correlata, il Napoli, anch’essa riconducibile all’orbita della famiglia De Laurentiis. Il Bari, dopo aver acquistato il cartellino di Elia Caprile dal Leeds United con un accordo che prevedeva premi per il club inglese legati a un’eventuale futura rivendita, lo ha ceduto al Napoli nel luglio 2023 per 2,2 milioni di euro.
Ciò che ha fatto scattare l’allarme tra gli investigatori, stando agli atti dell’inchiesta, è la circostanza che la cessione sia avvenuta “in assenza di qualsivoglia clausola di partecipazione al futuro plusvalore”. Il Napoli, infatti, ha poi rivenduto il portiere al Cagliari per circa 8 milioni di euro, realizzando una plusvalenza di circa 7 milioni che, per la procura, sarebbe riconducibile a un percorso di valorizzazione sportiva che avrebbe potuto e dovuto essere intrapreso dal Bari.
Le perquisizioni e gli atti delle indagini
Sulla base di questi elementi, la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni nelle sedi della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro a Roma, nel tentativo di acquisire documentazione contabile ed extracontabile che possa chiarire la dinamica dell’operazione e la corretta valutazione dell’asset sportivo.
Le perquisizioni hanno coinvolto, pur senza che risultino al momento indagati, anche alcuni dirigenti sportivi dell’epoca, tra cui l’ex direttore sportivo del Bari Ciro Polito e i colleghi del Napoli Cristiano Giuntoli (fino al giugno 2023) e Mauro Meluso (da luglio 2023 a maggio 2024), oltre al procuratore del calciatore, Graziano Battistini.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nel bilancio del Bari relativo all’esercizio 2024 non sarebbero stati evidenziati i criteri adottati per la determinazione del corrispettivo della cessione di Caprile, così come non sarebbe stata illustrata la valutazione del suo potenziale valore futuro, né le ragioni che hanno portato il club a rinunciare a qualsivoglia forma di compartecipazione alla futura plusvalenza.
Un’operazione tra società dello stesso gruppo
La procura di Bari ipotizza che il trasferimento di Elia Caprile possa aver cagionato un danno patrimoniale alla società pugliese, privandola della possibilità di beneficiare della successiva e considerevole rivalutazione del calciatore, in un momento in cui le casse del club versavano in condizioni di particolare fragilità.
La circostanza che il trasferimento sia avvenuto tra due società riconducibili alla Filmauro, sebbene con ruoli societari distinti per Luigi e Aurelio De Laurentiis, rappresenta il fulcro delle contestazioni, con l’accusa che ipotizza una cessione sottostimata finalizzata a favorire il club partenopeo a discapito di quello barese. L’inchiesta, ancora nelle fasi preliminari, dovrà ora verificare la fondatezza di queste ipotesi attraverso l’analisi della documentazione acquisita.




