L'Aic difende Rabiot, Infantino avverte: "Per gli stadi in Italia, Europa 2032 è l'ultima chance"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'Associazione Italiana Calciatori è intervenuta, con toni perentori, sulla disputa scaturita dalle dichiarazioni del milanista Adrien Rabiot, il quale aveva definito "folle" la decisione di disputare la partita di campionato tra Milan e Como a Perth, in Australia. Umberto Calcagno, presidente del sindacato, ha rimarcato come i calciatori siano "liberi di esprimersi", sottolineando che le loro riflessioni, per quanto legittime, non dovrebbero essere messe polemicamente in relazione con i loro ingaggi, bensì ascoltate e accolte con spirito costruttivo. Una presa di posizione che rappresenta una netta replica all'amministratore delegato della Serie A, Luigi De Siervo, il quale aveva rimproverato al giocatore di aver dimenticato di "essere pagato per giocare a calcio", innescando un dibattito che travalica la singola partita e tocca il tema, sempre più centrale, dei diritti e della condizione degli atleti all'interno di un calendario sempre più globalizzato e fitto di impegni.

Il monito di Infantino sugli stadi e la globalizzazione

Sullo sfondo di queste polemiche, si è espresso anche il presidente della Fifa, Gianni Infantino, a margine dell'Assemblea dell'European Football Clubs in corso a Roma. Rivolgendosi al contesto italiano, Infantino ha lanciato un monito chiaro, indicando nell'assegnazione di Euro 2032, che l'Italia condividerà con la Turchia, un'occasione irripetibile per modernizzare e migliorare gli impianti del paese. "L'Italia è un paese di calcio, deve avere gli stadi migliori del mondo", ha affermato, aggiungendo di aver ricevuto "buone notizie sia su Milano che su Roma". Le sue parole, tuttavia, non sono state prive di una certa severità, poiché ha dichiarato che, qualora non si riuscisse nemmeno a sfruttare questa opportunità, allora "bisogna andare tutti a casa", ponendo l'accento su una responsabilità collettiva e istituzionale che non ammette ulteriori rinvii.

La posizione Fifa sulla partita in Australia e il caso Zazzaroni

Sulla specifica questione di Milan-Como a Perth, Infantino ha espresso una posizione di apparente supporto al principio, ma delimitata da precisi confini. Pur affermando di volere "che tutti giochino dove vogliano", il numero uno del football mondiale ha immediatamente precisato la necessità di farlo all'interno di "una cosa con delle regole", scongiurando così il pericolo di una deregulation totale che potrebbe stravolgere i tradizionali equilibri dei campionati nazionali. Una visione pragmatica che sembra distanziarsi dalle colorite perplessità espresse da Ivan Zazzaroni, il quale, in un editoriale, ha confessato di essersi "fatto un film" sulla trasferta oceanica, immaginando le squadre "fuse in tutti i sensi", con un esplicito riferimento ai non semplici adattamenti degli orari e dei ritmi biologici che un simile viaggio comporta.

Un dibattito che unisce diritti e geopolitica

Il quadro che emerge da queste diverse voci dipinge un panorama complesso, dove l'esigenza di internazionalizzare il prodotto Serie A si scontra con il benessere dei protagonisti in campo e con la necessità di un quadro normativo solido. Se da un lato l'Aic rivendica il diritto alla libera espressione e alla considerazione delle fatiche fisiche, dall'altro la governance del calcio mondiale fissa paletti chiari per evitare eccessi, mentre la stampa non manca di sottolineare le criticità pratiche. Un dibattito che, pur partendo da una partita, abbraccia temi di portata globale, toccando persino, seppur marginalmente, aspetti di carattere geopolitico, come dimostrato dal breve cenno di Infantino su un cessate il fuoco in un contesto internazionale, a riprova di come il calcio sia ormai un linguaggio che dialoga costantemente con scenari ben più ampi.

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