Garlasco, l'impronta della scarpa divide le difese: per Sempio è un 40, per Stasi un 44

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Pavia si prepara a chiedere il rinvio a giudizio per Andrea Sempio, ritenuto l'unico responsabile dell'omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. L'atto, atteso nelle prossime settimane, arriva dopo la doppia chiusura delle indagini notificata tra maggio e settembre, con la medesima incolpazione di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti.

Sempio, che all'epoca dei fatti aveva diciannove anni ed era amico del fratello della vittima, ha commentato l'evoluzione del procedimento in un'intervista al Tg1: «La richiesta di rinvio a giudizio ci sembra scontata. Noi porteremo i nostri temi in aula, quando sarà, e ci aspettiamo che il tutto venga affrontato con lo stesso livello di dettaglio».

La consulenza calzaturiera e le distanze tra le difese

Il punto di maggiore attrito tra le parti processuali riguarda una delle tracce ritenute centrali dall'accusa: l'impronta ematica con suola a pallini repertata nella villetta di via Pascoli. I consulenti della difesa di Sempio, Armando Palmegiani e Giacomo De Angelis, hanno depositato venerdì una relazione che conclude per «una maggiore corrispondenza dimensionale con la taglia 40 piuttosto che con la taglia 42», dopo aver analizzato venticinque tracce e aver acquisito sei paia di scarpe Frau usate, dalla misura 39 alla 44, sottoponendole a rilievi tridimensionali.

Poiché Sempio calza il 44 e Stasi il 41-42, l'esito dello studio è stato letto dall'avvocato Liborio Cataliotti come un elemento potenzialmente favorevole a entrambe le difese. La replica di Giada Bocellari, che assiste Stasi insieme ad Antonio De Rensis, non ha lasciato margini: «Ringraziamo, ma la rispediamo al mittente: per i nostri consulenti quella scarpa è un 44».

La legale ha precisato di non aver ancora ricevuto copia della consulenza e di volerla esaminare, ma ha ribadito che la conclusione dei propri esperti era già contenuta in una prima relazione e sarebbe stata confermata da ulteriori verifiche tecniche.

Il Dna sotto le unghie e la traccia 33

Oltre alla questione calzaturiera, le cinque consulenze depositate dai legali di Sempio affrontano altri snodi dell'inchiesta. L'ortopedico Andrea Martini e il medico legale Sabino Pelosi contestano l'ipotesi che l'aumento di peso dell'indagato, pari a circa quattordici chili tra il 2007 e il 2026, possa giustificare una variazione della larghezza del piede superiore a due centimetri: le impronte rilevate vicino al corpo indicavano circa novanta millimetri, mentre le misurazioni disposte dalla Procura nel 2025 ne indicavano 113 e 115 per Sempio.

Sul fronte genetico, la difesa contesta la validità attribuita al Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima, sostenendo che nessun dato consenta di stabilire come e quando il materiale si sia depositato e invocando l'applicazione delle stesse ipotesi alternative già ammesse per la quarta unghia. Quanto alla cosiddetta impronta 33, la consulenza firmata da Marina Baldi, Palmegiani e Katia Sartori confuta che contenesse sangue, richiamando una sperimentazione pratica che confermerebbe l'affidabilità del test Obti, il quale nel 2007 non aveva rilevato presenza ematica.

La posizione di Sempio e i tempi della revisione

Intervistato dal Tg1, Sempio ha affrontato anche il tema del possibile arresto: «L'idea di essere arrestato in qualche modo c'è sempre», ha detto, precisando di non sapere se sia coinvolto o meno nella vicenda della corruzione, un filone sul quale giravano voci circa una sua inclusione. Sul piano processuale, la difesa di Stasi lavora intanto alla richiesta di revisione della condanna definitiva a sedici anni, senza attendere le determinazioni della Procura sui tempi del rinvio a giudizio.

«Noi comunque non stiamo ad aspettare, procediamo a prescindere», ha dichiarato Bocellari, spiegando che la chiusura delle indagini del 28 settembre ha messo a disposizione i faldoni del Ris, definiti «una miniera» da leggere in comparazione con il resto del materiale. La legale ha aggiunto che la concessione dell'affidamento in prova ai servizi sociali, ottenuta da Stasi lo scorso giugno dopo oltre dieci anni di detenzione, non è collegata al procedimento di revisione.

L'accusa e la ricostruzione del movente

Secondo l'impianto accusatorio delineato dalla Procura di Pavia, Sempio avrebbe colpito Chiara Poggi con almeno dodici colpi, al termine di una colluttazione originata dal rifiuto della giovane a un approccio sessuale; il movente contestato è l'odio, con l'aggravante della crudeltà. La ricostruzione parla di un'aggressione in più fasi, tra il piano terra e le scale, con la vittima che avrebbe tentato di reagire mettendosi a carponi prima di perdere i sensi.

Su questo punto si inserisce la consulenza dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo, che secondo indiscrezioni avrebbe rivisto l'orario della morte e ipotizzato una lotta prolungata, elementi che striderebbero con la dinamica descritta dalla Cassazione nella sentenza che confermò la condanna di Stasi. La difesa di Sempio ha annunciato la disponibilità a fornire alla Procura i modelli di scarpe utilizzati per i rilievi, mentre resta da stabilire se la richiesta di rinvio a giudizio o quella di revisione arriverà per prima.

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