Le borse europee chiudono in rosso, lo spread torna sopra quota 100

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre Wall Street resta chiusa per il Juneteenth, festività che commemora la fine della schiavitù negli Stati Uniti, le borse europee affrontano una giornata segnata da tensioni geopolitiche e incertezze monetarie. A pesare sui listini, oltre all’assenza degli scambi americani, è soprattutto il rischio di un’escalation militare in Medio Oriente, con l’Iran che minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz, mossa che farebbe schizzare alle stelle i prezzi del petrolio.

A Milano, il Ftse Mib scivola temporaneamente sotto i 39mila punti, per poi riprendersi parzialmente, ma chiude comunque in ribasso dell’1%, posizionandosi come il fanalino di coda dell’Eurozona. Le vendite si concentrano soprattutto sui titoli bancari, mentre lo spread Btp-Bund torna a superare la soglia psicologica dei 100 punti base, riflettendo la crescente avversione al rischio degli investitori.

La Federal Reserve, nonostante le pressioni di Donald Trump, ha mantenuto invariati i tassi di interesse, pur lasciando intendere che entro fine anno potrebbero arrivare due tagli per un totale di 0,5 punti percentuali. Una decisione che, se da un lato conferma la prudenza della banca centrale americana, dall’altro non basta a rassicurare i mercati, già nervosi per le stime riviste al ribasso sulla crescita del Pil statunitense, dovute alle persistenti tensioni commerciali.

Oltreoceano, intanto, la Banca d’Inghilterra ha scelto di non modificare i tassi, lasciandoli al 4,25%, in un contesto di inflazione ancora elevata. Una mossa attesa, che tuttavia non contribuisce a stemperare il clima di incertezza.

Sul fronte energetico, la minaccia iraniana di bloccare lo stretto di Hormuz — passaggio cruciale per il trasporto del greggio — spinge i prezzi del petrolio al rialzo, aggiungendo ulteriore pressione su economie già in affanno. Se da un lato l’Europa cerca di tenere il passo, dall’altro l’ambiguità degli Stati Uniti su un possibile intervento diretto nel conflitto tra Israele e Iran mantiene i mercati in uno stato di attesa carico di tensione.

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