Pisa-Lecce, l’anticipo della paura: ai toscani non basta un miracolo, i salentini giocano il futuro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   All’Arena Garibaldi, stracolma per l’occasione, va in scena il dramma quotidiano del calcio di medio-bassa classifica: da una parte un Pisa che, con 18 punti in tasca, sa bene che una sconfitta lo consegnerebbe aritmeticamente alla Serie B (una retrocessione, va detto, che covava sotto la cenere ormai da settimane); dall’altra, un Lecce che arriva in Toscana con la calcolatrice in mano, forte di quei 29 punti che valgono il quartultimo posto, uno scavetto prezioso sulla Cremonese. La posta in palio, insomma, è pesantissima, tanto da giustificare la tensione palpabile che si respira già durante il riscaldamento.

La mossa di Hiljemark e il ritorno di Di Francesco

Oscar Hiljemark, tecnico dei nerazzurri, cerca il colpo ad effetto schierando un 3-5-2 che nelle ultime uscite aveva mostrato qualche crepa; la scelta, sorprendente per molti, di affidare le fasce a Leris e Angori (con Touré e Durosinmi relegati in panchina) tradisce la volontà di spingere, perché per i padroni di casa non c’è più domani. Di contro, Eusebio Di Francesco – che in questa salvezza ci crede fermamente – rinuncia volutamente a Gandelman, forse per preservarlo o forse per un vezzo tattico, e punta tutto sulla velocità di Pierotti e sull’estrosità di Banda, lasciando Cheddira a fare la boa in area. Le scelte, sebbene coraggiose, parlano chiaro: i salentini non vogliono specchiarsi nella classifica, vogliono chiudere il discorso qui.

Un primo tempo da dimenticare, poi la botta di Banda

La prima frazione di gioco, a dire il vero, non regala le emozioni sperate; anzi, si trascina su ritmi compassati, spezzato da un infortunio muscolare che costringe Leris ad abbandonare il campo prematuramente, lasciando i suoi in dieci per qualche minuto e gettando scompiglio nella retroguardia di Hiljemark. Il Lecce, però, non riesce a capitalizzare l’inferiorità numerica: Ngom e Ramadani gestiscono il pallone con pazienza, ma manca quel guizzo, quell’imprevedibilità che serve per scardinare il muro eretto da Caracciolo.

E invece, ecco il lampo al 7' della ripresa. Parte tutto dai piedi di Ramadani, che serve Cheddira spalle alla porta; il centravanti, con una torsione quasi da playmaker, protegge il pallone e lo libera per la corsa di Banda. Lo zambiano, senza pensarci due volte, calcia di prima intenzione: una gran botta da fuori area che si insacca all'incrocio, spiazzando un incolpevole Semper. L’Arena Garibaldi, che fino a quel momento aveva retto il colpo, crolla psicologicamente sotto il peso di una classifica che diventa macigno.

Numeri e scenari: la salvezza è in bilico

Con questo risultato (che al momento dell’interruzione vede il Lecce avanti), la classifica virtuale sorride ai pugliesi, che si porterebbero a +4 sulla Cremonese; una distanza ragguardevole considerando che mancano solo tre giornate al termine, ma con un occhio di riguardo alla partita in meno dei grigiorossi. Eppure, è proprio in queste pieghe statistiche che si nasconde la salvezza. Il Pisa, dal canto suo, non può più nascondersi: la retrocessione è solo una formalità matematica, un verdetto che potrebbe arrivare già al triplice fischio. Per i toscani, l’unica consolazione – se così si può chiamare – sarà provare a onorare il resto del campionato senza ulteriori tracolli.

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