Oro vola sopra i 4.500 dollari, mentre l'argento sfrutta la domanda tech
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
In un contesto finanziario globale caratterizzato da un persistente allentamento monetario e da tensioni geopolitiche, che spingono gli investitori a cercare porti sicuri, il prezzo dell'oro ha infranto ogni previsione, toccando livelli storici che superano i 4.500 dollari per oncia. I futures con consegna a febbraio hanno segnato un massimo di 4.583,20 dollari, consolidando un guadagno, dall'inizio del 2025, di oltre il 72%. Questo rally, che ha visto il metallo giallo polverizzare record considerati irraggiungibili solo pochi anni fa, si inserisce in una fase di sfiducia verso gli asset tradizionali e di crescita esponenziale del debito pubblico statunitense, fattori che, secondo molti analisti, continueranno a sostenere la domanda.
Il debito Usa come motore strutturale
Brunello Rosa, economista presso la London School of Economics, sottolinea come la corsa non sia un fenomeno passeggero. "Il rally sull'oro non deve stupire", afferma, "perché è il frutto di diversi fattori concomitanti sia tecnici che speculativi, ed è destinato a proseguire nel 2026". Il motore principale, nella sua analisi, risiede nella traiettoria insostenibile del debito degli Stati Uniti, una dinamica che, nell'era della presidenza Trump, assume contorni particolarmente rilevanti per i mercati. La combinazione di tassi in calo e di una liquidità abbondante, destinata a finanziare un disavanzo in crescita, crea un terreno fertile per l'apprezzamento dei beni rifugio per eccellenza, indebolendo al contempo la fiducia nelle valute fiat.
L'argento e la domanda industriale
Accanto all'oro, anche l'argento sta vivendo una fase di straordinaria performance, sebbene trainata da una pluralità di fattori. Il suo prezzo ha toccato i 77 dollari l'oncia, registrando un incremento del 160% dall'inizio dell'anno e del 164% su base annua. Se da un lato beneficia del medesimo clima di acquisti speculativi e di rifugio, dall'altro è spinto da una domanda industriale che ha ormai superato le pure logiche di mercato finanziario. Definito da Oxford Economics "il metallo del futuro", l'argento è infatti componente insostituibile per la produzione di batterie, chip semiconduttori e pannelli solari, settori in piena espansione trainati dalla transizione energetica e dallo sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il deficit strutturale di offerta
La crescita esponenziale della domanda, tuttavia, si scontra con un'offerta che fatica a tenere il passo, creando quello che gli operatori definiscono una "tempesta perfetta" per i prezzi. Il settore estrattivo, dopo anni di investimenti modesti, non riesce a soddisfare le richieste provenienti dall'industria tecnologica, dai produttori di veicoli elettrici e dal comparto delle energie rinnovabili. Questo deficit strutturale, unito al contesto macroeconomico favorevole agli investimenti in materie prime reali, suggerisce che la fase di rally per entrambi i metalli preziosi potrebbe avere una base di sostenibilità che va al di là delle mere fluttuazioni speculative.




