La discesa di Franzoni: dal dolore al podio, un volo con due rondini

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quando il tabellone in Val Gardena, quel giorno di dicembre, ha fermato il suo tempo definitivo, Giovanni Franzoni ha provato una commozione così profonda da non trovare immediatamente gesti per contenerla. Ha allargato le braccia, in un moto istintivo e puro, mentre la consapevolezza di aver appena chiuso il superG della sua vita si faceva strada tra l’incredulità e una felicità bruciante. Quel terzo posto, che ha il sapore di una consacrazione dopo un cammino irto di ostacoli, non è solo il punto di arrivo di un talento tenacemente coltivato, ma anche, e forse soprattutto, il porto approdo di un viaggio interiore segnato da una perdita indelebile. Un percorso, il suo, che lo ha condotto lontano dalle piste, fino in Cile, e poi di nuovo indietro, trasformando un vuoto incolmabile nella miccia di una “cattiveria agonistica” che oggi lo proietta tra i migliori discesisti del mondo.

Il segno sulla pelle e la memoria di un intermedio

Il ritorno dal Sudamerica, dopo la tragica scomparsa dell’amico e collega Matteo Franzoso nell’incidente a La Parva, portò con sé un desiderio preciso e irrevocabile: un tatuaggio. Sulla pelle di Giovanni sono così rimaste impresse due rondini, simbolo di libertà e di un legame che trascende la materia, accompagnate da una sequenza di cifre, “28.51”, che per i più non avrebbe significato alcuno. Per lui, invece, rappresenta l’ultimo intermedio cronometrato da Franzoso prima della fatale caduta, un numero diventato reliquia laica, sigillo di una promessa e di una presenza costante. "Quando sci, lui è con me", afferma Franzoni senza esitazione, condensando in poche parole una filosofia di vita e di gara che ha ribaltato la prospettiva della tristezza. Quel ricordo, lontano dall’essere un peso, è diventato carburante, una spinta a spingersi oltre il limite, perché la prestazione avesse un senso più alto della sola classifica.

La concretezza di un risultato che apre nuove strade

La classifica di Coppa del Mondo, del resto, offre ora una cornice concreta a questo slancio emotivo. Con quel podio, il ventiquattrenne gardesano si è issato al sesto posto nella graduatoria di specialità del superG, posizionandosi a ridosso del primo gruppo in vista dell’appuntamento di Livigno. Un traguardo che non solo gli permette di sognare la sfida per un posto sul podio finale della disciplina, sebbene la concorrenza di atleti come Vincent Kriechmayr – ora secondo nella generale dietro al dominatore Marco Odermatt – e Raphael Haaser si annunci formidabile, ma che ridisegna anche i contorni della squadra italiana. Mentre altri nomi di spicco mantengono le loro posizioni nella top ten della classifica generale, il rendimento di Franzoni aggiunge un tassello di qualità e profondità al movimento, in vista della tradizionale gara del 27 dicembre in Valtellina.

La dedica e l’eredità di un sogno bambino

Le parole che sono seguite al traguardo, cariche di un’emozione ancora viva, hanno scavato oltre la superficie dell’atleta per toccare l’uomo. "Questa è per Matteo Franzoso, ci ha guardato da lassù", ha dichiarato Franzoni, consegnando il successo a un’ombra amica che sente più vicina che mai. In quelle frasi, che invitano a credere nei propri sogni nonostante le sofferenze, riecheggia il ragazzino che seguiva le gare di sci dalla sua cameretta, alimentando un desiderio oggi miracolosamente realizzato. Una mentalità, la sua, che rifiuta la mediocrità e abbraccia una sola via: quella dell’eccellenza. Perché, in fondo, ogni curva affrontata, ogni porta stretta, ogni volo sulle gobbe è ormai un dialogo a due, un volo condiviso con le rondini che porta sul suo e il numero “28.51” che batte nel suo cuore di atleta.

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