L’Europa e la guerra in Iran, Annunziata attacca von der Leyen: “Parla di diplomazia ma tace sull’aggressione”
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Redazione Esteri
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Il dibattito infiamma l’emiciclo di Strasburgo, e il confronto sulla crisi mediorientale diventa l’occasione per una critica frontale alla linea della Commissione europea. Durante l’intervento dedicato all’escalation in Iran, l’europarlamentare del Partito democratico Lucia Annunziata ha preso di mira la presidente Ursula von der Leyen, contestando la narrazione con cui l’Unione ha scelto di affrontare il conflitto. Un attacco, quello della deputata campana, che punta dritto al cuore della contraddizione europea: da un lato, le continue invocazioni a una de-escalation rapida, dall’altro, il silenzio sostanziale sulla violazione del diritto internazionale messa in atto da Stati Uniti e Israele. L’Europa, nelle parole della Annunziata, appare prigioniera di una retorica che non sa tradursi in azione politica, incapace di nominare l’aggressore mentre continua a moltiplicare le sanzioni nei confronti di Teheran. Il riferimento è al nuovo pacchetto di misure restrittive approvate dagli ambasciatori Ue – come annunciato dall’Alto rappresentante Kaja Kallas – che colpisce 19 tra funzionari ed entità del regime iraniano per gravi violazioni dei diritti umani, senza però accompagnare questa scelta con una presa di posizione chiara sull’attacco israelo-americano che ha riacceso la regione.
La retorica della de-escalation e il peso delle omissioni
La presidente von der Leyen, intervenuta in aula, ha ribadito la necessità di evitare un allargamento del conflitto, ma la sua relazione ha lasciato in molti l’amaro in bocca. Nessuna lacrima, ha detto la leader tedesca riferendosi al regime iraniano, quasi a voler giustificare l’azione militare con la natura dell’avversario, e nessuna parola esplicita di condanna per l’operazione condotta da Washington e Tel Aviv. È proprio questo silenzio che Lucia Annunziata contesta con forza, chiedendo conto all’esecutivo europeo di una posizione che definisce ambigua e sostanzialmente subalterna. Come si può chiedere una tregua, sembra chiedere la deputata del Pd, se non si è nemmeno disposti a riconoscere che il diritto internazionale è stato calpestato? La guerra in Iran, del resto, ha colto l’Europa impreparata, costringendo Bruxelles a rincorrere gli eventi senza una visione strategica chiara. E mentre il continente fatica a trovare una sintonia sulla linea diplomatica, gli Stati Uniti di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, procedono per la loro strada senza nemmeno informare i principali alleati europei, come dimostrato dal blitz che ha portato al rapimento del presidente venezuelano Maduro e, ora, dall’offensiva contro l’Iran.
L’Iran e la guerra che divide l’Europa
La crisi mediorientale sta facendo emergere tutte le crepe dell’edificio europeo. Se sulla condanna dell’aggressione russa all’Ucraina i Ventisette hanno mantenuto una compattezza inedita, sul conflitto in Iran le posizioni dei singoli stati membri appaiono frammentate e talvolta contraddittorie. La Spagna di Pedro Sanchez ha espresso un netto dissenso verso l’azione unilaterale israelo-americana, mentre altri paesi, come la Germania, hanno preferito un approccio più cauto, concentrando le critiche sulle rappresaglie iraniane. L’Italia, con la premier Meloni, si è limitata a dichiarazioni di circostanza, promettendo impegno per la stabilità regionale ma evitando di schierarsi apertamente. Un’esitazione che rischia di relegare l’Unione a un ruolo di comparsa, proprio mentre il conflitto produce conseguenze tangibili anche sul suolo europeo, dall’aumento vertiginoso dei prezzi energetici – 3 miliardi di euro in più in soli dieci giorni di guerra, ha ricordato von der Leyen – alla minaccia alla sicurezza di paesi come Cipro, colpito nei giorni scorsi da un attacco con drone.
Le sanzioni a Teheran e la questione del diritto internazionale
Kaja Kallas, nel giustificare le nuove sanzioni, ha parlato di una risposta necessaria alla repressione interna e alla minaccia rappresentata dal programma nucleare iraniano, arrivando a proporre l’inserimento dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche. Una mossa forte, che segue la linea già tracciata nei mesi precedenti, quando l’Alto rappresentante aveva promesso misure aggiuntive contro Teheran. Eppure, proprio mentre l’Europa stringe il cappio attorno all’Iran, Teheran risponde bollando le decisioni di Bruxelles come immorali e illegali, sottolineando quella che definisce una palese ipocrisia: l’Unione, di fatto, ignora le aggressioni di Israele e Stati Uniti per concentrare ogni sforzo punitivo sulla controparte iraniana. Un paradosso che non sfugge agli osservatori e che alimenta il sentimento di un’Europa che fatica a difendere i propri principi, finendo per apparire come un vaso di coccio tra potenze maggiori, prigioniera di una logica di potenza che non sa contrastare. Il monito lanciato dal premier canadese Carney a Davos, sulla fine del multilateralismo liberale e sulla conseguente fragilità delle medie potenze, sembra oggi profetico.
Il ruolo della Commissione tra ambiguità e spinte contrastanti
A complicare il quadro, si aggiungono le tensioni interne alle stesse istituzioni europee. La scelta di von der Leyen di convocare una riunione straordinaria della Commissione sulla crisi iraniana ha sollevato più di un malumore, con chi le contesta di invadere le competenze altrui, in particolare quelle dell’Alto rappresentante Kallas e del presidente del Consiglio europeo Costa. Un conflitto di attribuzioni che rende ancora più confusa la voce dell’Unione sullo scenario internazionale. E mentre Bruxelles si interroga su chi debba guidare la politica estera, il conflitto infuria e le vittime aumentano. I socialisti europei, con Iratxe Garcia Perez, hanno duramente criticato von der Leyen, ricordando che una cosa è non piangere per un regime, altra è tacere di fronte alla morte di innocenti e alla violazione della Carta Onu. La domanda di Annunziata resta, dunque, sospesa nell’aria dell’emiciclo, senza una risposta che possa definirsi tale: l’Europa vuole fermare la guerra o si limita a prendere atto degli eventi, cercando di tamponare i danni collaterali che arrivano fino alle sue coste?




