Mario Calabresi lascia Chora Media e si candida a sindaco di Milano: la storia del giornalista figlio del commissario Luigi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mario Calabresi ha annunciato ufficialmente le proprie dimissioni da Chora Media, la società di podcast che aveva contribuito a fondare nel 2020, e si appresta a compiere un passo decisivo verso la candidatura a sindaco di Milano per il centrosinistra. Il giornalista, 56 anni, ha comunicato la decisione attraverso i propri canali social, dichiarando: "Dopo sei anni e 420 serie podcast lascio Chora. Scrivere questa frase mi fa fatica e molta impressione. Chora è stata una casa ma anche la mia terza figlia".

L'addio all'azienda, avvenuto in concomitanza con le dimissioni da presidente del consiglio di amministrazione del gruppo Be Water Content che controlla Chora e Will Media, rappresenta il presupposto per una discesa in campo a Palazzo Marino che appare ormai imminente.

Dalla direzione di Repubblica e Stampa alla scommessa sui podcast

La carriera di Calabresi nel giornalismo italiano è stata lunga e costellata da ruoli di primissimo piano. Dopo la laurea in Giurisprudenza e la formazione all'IFG "Carlo De Martino" di Milano, muove i primi passi all'agenzia Ansa e poi a Repubblica, dove lavora come cronista parlamentare e nelle redazioni di Milano e Roma. Nel 2002 passa a La Stampa, diventando caporedattore centrale e successivamente corrispondente da Washington, incarico dal quale racconta l'ascesa di Barack Obama.

A soli 39 anni assume la direzione del quotidiano torinese, che guida fino al 2015, per poi tornare a Roma alla guida di Repubblica, succedendo a Ezio Mauro e gestendo una fase complessa di transizione editoriale fino al 2019.

Nel 2020, insieme a Guido Maria Brera, Mario Gianani e Roberto Zanco, fonda Chora Media, piattaforma digitale che in breve tempo diventa un punto di riferimento nel panorama del podcasting italiano con produzioni di successo come "Stories" di Cecilia Sala, "Non hanno un amico" con Luca Bizzarri e il celebre "Chiedilo a Barbero" con lo storico Alessandro Barbero.

Le radici profonde nella storia italiana e l'impegno civile

Per comprendere la figura di Mario Calabresi è necessario fare un salto indietro al 17 maggio 1972, quando suo padre, il commissario di Pubblica Sicurezza Luigi Calabresi, venne assassinato sotto casa in un agguato di matrice terroristica durante gli anni di piombo. Mario aveva solo due anni e la tragedia ha segnato inevitabilmente la sua esistenza, sia sul piano privato che su quello pubblico.

Nel 1997 la giustizia italiana ha condannato in via definitiva i membri di Lotta Continua Ovidio Bompressi e Leonardo Marino come esecutori materiali, mentre Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani sono stati riconosciuti come mandanti di un'uccisione maturata come vendetta politica. Dal dramma familiare, e in particolare dalla forza e dignità della madre Gemma Capra, Calabresi ha tratto l'impronta morale che lo ha caratterizzato nella carriera e nell'impegno civile, come racconta nel suo libro autobiografico "Spingendo la notte più in là".

La corsa per Palazzo Marino e le primarie del centrosinistra

Calabresi non ha mai ricoperto incarichi politici o istituzionali, presentandosi come figura civica esterna ai partiti. Tuttavia, le voci su una sua candidatura a sindaco di Milano si sono fatte sempre più insistenti nelle ultime settimane. A luglio, durante la Festa dell'Unità a Vizzolo Predabissi, aveva dichiarato: "Candidarmi a sindaco? Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano".

L'annuncio ufficiale della discesa in campo sarebbe atteso per il 12 settembre, in occasione della Festa dell'Unità di Milano, dove Calabresi parteciperà all'incontro "Vedere gli invisibili" insieme a don Luigi Ciotti.

La decisione del giornalista, però, non risolve il nodo delle primarie nel centrosinistra: il Partito Democratico e le altre forze della coalizione non hanno ancora stabilito se la scelta del candidato avverrà attraverso le primarie, probabilmente a febbraio 2027, o tramite un accordo diretto, e il nome di Calabresi potrebbe incontrare il favore di un'ala del partito ma non trovare unanimità, come aveva già osservato il sindaco uscente Beppe Sala affermando che Calabresi "è in gioco, ma non so se può mettere d'accordo tutti".

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