Liliana Resinovich, la cugina Silvia ricorda Sterpin: “Ha trascurato la sua salute per combattere per lei”
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Redazione Interno
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La sete di verità, per la famiglia di Liliana Resinovich, è un'acqua che non ha ancora dissetato quel bisogno di giustizia che da oltre quattro anni ne accompagna il cammino. A parlare, ancora una volta, è Silvia Radin, la cugina della donna triestina di sessantatré anni della quale si persero le tracce il 14 dicembre del 2021 per poi ritrovarla, senza vita, il 5 gennaio dell'anno successivo in un boschetto nei pressi dell'ex ospedale psichiatrico. Ospite della trasmissione “Verissimo”, Radin ha riacceso i riflettori su un caso che il tempo non ha affatto sopito, anzi, ha contribuito ad aggravare il senso di frustrazione per una risposta che tarda ad arrivare. La sua richiesta è precisa, granitica, e non lascia spazio a interpretazioni: “Vogliamo sapere chi l'ha picchiata, soffocata e portata in quel boschetto”, ha dichiarato, scartando con decisione l'ipotesi del suicidio che pure, in una prima fase, era stata presa in considerazione. Conosceva Liliana, dice, e sapeva quanto amasse la vita, un dettaglio, questo, che per chi le voleva bene diventa la bussola per orientarsi in un mare di punti interrogativi.
Un omaggio sentito a chi non c'è più
Nel corso dell'intervista, un passaggio toccante ha riguardato Claudio Sterpin, l'uomo che negli ultimi anni era stato indicato come l'“amico speciale” di Liliana e che se n'è andato all'età di ottantasei anni nella notte tra il 13 e il 14 febbraio scorso, lasciando un vuoto non solo nella sfera affettiva di chi lo conosceva ma anche in quella della battaglia legale che stava portando avanti. Silvia Radin ha voluto rendergli omaggio, sottolineando come la sua figura non possa e non debba essere ridotta a quella semplice etichetta. “Claudio ha trascurato la sua salute per combattere per Liliana”, ha spiegato la cugina, tracciando il ritratto di un uomo che ha fatto della ricerca della verità una missione personale, forse addirittura logorante. Un atleta, un bersagliere, un cavaliere della Repubblica, un donatore di sangue: ecco come Radin ha voluto allargare il perimetro della memoria, restituendo a Sterpin quella complessità che merita e che va oltre la cronaca giudiziaria. Della presunta relazione sentimentale tra Liliana e Claudio, peraltro, la cugina ha detto di non avere molte informazioni, e che non ne era a conoscenza, concentrando piuttosto la sua attenzione sul sacrificio che quell'uomo ha compiuto, quasi in silenzio, per una causa che sentiva profondamente sua.
Il dolore sospeso di una famiglia in attesa
Accanto alla richiesta di giustizia, c'è un dolore più intimo, più privato, che Silvia Radin ha portato alla luce con parole che pesano come macigni. Da quattro anni, la famiglia attende di poter dare una degna sepoltura a Liliana, il cui è ancora trattenuto per gli accertamenti tecnici disposti dalla procura. “Nella spazzatura è stata ritrovata e nella spazzatura è stata sepolta”, ha detto con amarezza, riferendosi alle modalità del ritrovamento e alla condizione in cui versa attualmente la salma, che non è ancora stata restituita ai parenti. Un'assenza che diventa ancora più tangibile quando si visita il cimitero. “Abbiamo un buco nel cimitero, ma non possiamo portare i fiori in un buco vuoto”, ha aggiunto, esprimendo un disagio che va oltre la semplice mancanza: è l'impossibilità di elaborare un lutto, di chiudere un cerchio, di avere un luogo fisico dove portare un fiore, dove fermarsi a parlare con chi non c'è più. Un dolore, questo, che si accumula giorno dopo giorno, mentre la macchina della giustizia procede con i suoi tempi, a volte incomprensibili per chi aspetta solo di poter piangere i propri cari in pace. Porteranno un fiore a Claudio, ha detto, perché a lui quel tributo spetta di diritto, ma l'amaro in bocca resta, per una vicenda che sembra non trovare mai una degna conclusione.
Le ombre e le incongruenze di un'indagine complessa
Nel suo racconto, Silvia Radin ha anche toccato la figura del marito di Liliana, Sebastiano Visintin, attualmente l'unico indagato per la morte della donna. Senza mai oltrepassare il limite dell'accusa formale, la cugina ha messo in luce quelle che, a suo avviso, sono contraddizioni e punti oscuri emersi nel corso degli anni. Ha ricordato come, sin dai primi giorni dopo la scomparsa, Visintin avesse accennato all'ipotesi che la moglie fosse salita in auto con qualcuno, salvo poi, quando emerse il nome di Sterpin, affermare di non conoscerlo. Eppure, sottolinea Radin, lo stesso Visintin aveva parlato di un uomo al quale Liliana andava a stirare le camicie. Piccoli dettagli, forse, ma che per chi segue la vicenda da vicino diventano tasselli di un mosaico complesso, in cui la verità sembra sfuggire di mano ogni volta che si pensa di averla afferrata. La cugina, pur astenendosi dal giudicare, non ha potuto fare a meno di notare come Visintin, nelle sue deposizioni, abbia sempre descritto il matrimonio come un rapporto sereno, laddove lei, invece, vedeva Liliana spesso “un po' triste”, quasi assuefatta a una situazione che le stava stretta, al punto da consigliarle, a volte, di lasciar perdere quando il marito si agitava. Una paura, quella di Silvia, che rispondere a Visintin potesse significare non rivedere più la cugina.
Description: Silvia Radin, cugina di Liliana Resinovich, a Verissimo ricorda Claudio Sterpin e il suo sacrificio per la verità, chiedendo giustizia e la restituzione della salma.
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