Intesa Sanpaolo, l'assemblea approva l'aumento per l'Opas su Mps: il mercato guarda al 29 ottobre

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo ha dato il via libera all'aumento di capitale a servizio dell'offerta pubblica di acquisto e scambio su Banca Monte dei Paschi di Siena. Il sì è arrivato con il 96,96% dei voti favorevoli sulle azioni ordinarie rappresentate, a fronte di una presenza pari al 63,9% del capitale. La delibera autorizza il consiglio di amministrazione a emettere fino a 5,7 miliardi di nuove azioni ordinarie entro il 10 settembre 2027, in una o più tranche e nella misura in cui si renderanno necessarie per completare l'operazione.

Il sostegno degli investitori istituzionali

Dietro il voto quasi unanime dei soci c'è soprattutto il sostegno massiccio degli investitori istituzionali. A favore dell'operazione si è schierato il 69,6% dei fondi presenti in assemblea e il 29,5% delle fondazioni di origine bancaria. Tra i grandi nomi che hanno dato luce verde figurano BlackRock, Vanguard e Norges, azionisti sia di Intesa Sanpaolo sia di Monte dei Paschi: complessivamente detengono circa il 10% del capitale della banca guidata da Carlo Messina e una quota simile del Monte.

La presenza dei tre colossi del risparmio gestito nel capitale di entrambi gli istituti è stata letta come un fattore decisivo per la riuscita dell'operazione, perché riduce i margini di conflitto tra le due compagini azionarie.

I tempi dell'offerta e l'iter autorizzativo

L'approvazione dell'aumento di capitale non significa che l'acquisizione di Mps sia già conclusa. Intesa Sanpaolo punta a completare l'iter autorizzativo entro la fine di ottobre, per poi scendere sul mercato con l'offerta a novembre, un mese e mezzo prima di quando potrebbero partire le operazioni lanciate da Siena su Banco Bpm e Banca Generali.

Sul fronte antitrust, il presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Saverio Valentino, ha annunciato l'avvio a breve di un'istruttoria approfondita, la cosiddetta fase due, che verterà innanzitutto sull'adeguatezza delle dismissioni già pattuite tra Mps e Unipol e valuterà i potenziali effetti dell'acquisizione della partecipazione di minoranza in Generali sui mercati assicurativi. Valentino ha precisato che l'autorizzazione dell'Antitrust non è necessaria per la chiusura dell'operazione, ma le parti possono decidere di attenderla.

Il piano industriale e le sinergie attese

Secondo le comunicazioni fornite dalla banca agli azionisti in vista dell'assise, l'integrazione con il Monte dei Paschi potrebbe generare sinergie ante imposte stimate in circa 2,9 miliardi di euro all'anno a regime nel 2029, con circa il 60% del potenziale raggiunto già nel 2028. I benefici deriverebbero in misura pressoché equilibrata dall'aumento dei ricavi e dal contenimento dei costi. Il piano prevede circa 13.100 nuove assunzioni entro il 2029 e un miliardo di euro destinato a iniziative di coesione sociale.

Se l'operazione avrà successo, Intesa cederà a Unipol circa la metà delle filiali della banca toscana, che saranno poi acquisite da Bper, mentre Mediobanca e la quota in Generali rimarranno sotto il cappello di Ca' de Sass.

Le posizioni critiche e il nodo Generali

Non sono mancate le voci critiche. L'associazione senese Buongoverno ha inviato una segnalazione alla Consob e all'Antitrust sostenendo che l'operazione di Intesa violerebbe la normativa sulla concorrenza, eliminando un competitor di rilevanza sistemica e riducendo la diversificazione dell'offerta bancaria sul territorio nazionale.

Intesa ha replicato che l'eventuale partecipazione in Assicurazioni Generali che arriverebbe da Mediobanca resterebbe un investimento azionario non di controllo, senza ingerenze nella governance del Leone di Trieste, e che non esistono accordi con Unipol o Bper sulle quote in Generali.

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