Canzonissima 2026, tra luci e ombre: il «Caruso» di Grigolo vince ma la serata non decolla
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La terza puntata di Canzonissima, in onda sabato 4 aprile su RaiUno, ha consegnato la vittoria a Vittorio Grigolo con «Caruso» di Lucio Dalla, una scelta che il tenore – ospite fisso del programma condotto da Milly Carlucci – ha motivato richiamando il peso specifico del brano, tanto sul versante umano quanto su quello artistico. Il pezzo, va detto, ha convinto giuria, artisti e pubblico social, aggiudicandosi il titolo di canzone simbolo della serata, il cui tema era proprio «La canzone simbolo – La svolta»: ogni cantante in gara si è esibito con il proprio cavallo di battaglia, e Grigolo ha puntato tutto su un classico capace, a suo dire, di raccontarne il percorso interiore. Peccato, però, che la critica non abbia premiato l’esecuzione con altrettanto entusiasmo: nei promossi e bocciati della terza puntata, l’artista ha rimediato un sonoro 3, definito “da sbadiglio”, un verdetto che taglia in due l’accoglienza riservatagli.
Il ritratto di una serata che non spicca il volo
Nonostante la cornice dell’Auditorium Rai del Foro Italico – diretta dalle 21.20 – e la macchina organizzativa affidata a Carlucci, il programma non è mai riuscito a decollare. Il voto più severo arriva proprio sulla qualità complessiva dell’appuntamento: un 4 che fotografa un’atmosfera piatta, priva di quella scintilla capace di trasformare una gara canora in un evento. La trasmissione, va ricordato, ha alternato momenti di discreto mestiere ad altri decisamente sottotono, con una scaletta che forse peccava di troppa prevedibilità. Eppure, singoli interpreti hanno provato a tenere alta l’attenzione, a cominciare da Fausto Leali, sempre al top con un solido 7, capace di far cantare tutti in sala – un’autentica rarità in una competizione spesso dominata da esibizioni asettiche.
Le pagelle: Elio e le Storie Tese irresistibili, Lamborghini divisiva
Tra i verdetti più netti spicca il 9 assegnato a Elio e le Storie Tese: il gruppo, ospite della serata o in gara a seconda delle dinamiche del varietà (non è dato saperlo con certezza dai tabulati a disposizione), ha offerto una performance definita irresistibile, capace di spiazzare il pubblico con l’ironia e la cura musicale che ne contraddistinguono la storia. All’estremo opposto, Elettra Lamborghini raccoglie un doppio registro: da un lato un 7 per la verve scatenata, dall’altro un netto 4 per il suo twerking, giudicato fuori luogo o quantomeno poco pertinente al clima della kermesse. Una forbice che restituisce bene l’ambiguità della sua presenza scenica, capace di accendere e spegnere gli animi nello stesso istante.
Un meccanismo di voto articolato e qualche assenza ingiustificata
La vittoria di «Caruso» è stata sancita dalla consueta triplice votazione che coinvolge giuria tecnica, artisti in concorso e pubblico attraverso i social. Un meccanismo, va detto, rodato ma non esente da critiche implicite: il distacco tra il primo posto di Grigolo e il responso delle pagelle – che lo affossano con il 3 – lascia intendere una frattura tra chi esprime giudizi di merito e chi invece premia l’emozione o la notorietà del brano. Di certo, la serata non ha offerto colpi di scena degni di nota, né incidenti di percorso tali da alimentare il dibattito oltre la diretta. Valentina Di Nino, giornalista di cronaca e spettacoli che ha firmato il pezzo originale, ha messo nero su bianco una fotografia impietosa: pochi lampi, tanta noia, e un titolo che – pur meritato sulla carta – non basterà a salvare un prodotto che stenta a trovare una propria identità.




