Campi Flegrei, tra sciami sismici e tensioni: De Luca invita alla calma, Ciciliano divide
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Redazione Interno
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Lo sciame sismico che da giorni interessa i Campi Flegrei, area vulcanica a ovest di Napoli, continua a tenere alta l’attenzione, non solo per le scosse registrate ma anche per le reazioni, a volte controverse, delle istituzioni. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha cercato di rassicurare i cittadini, pur senza nascondere la complessità della situazione. «Per oggi il messaggio è di tranquillità, comunque siamo preparati a ogni evenienza», ha dichiarato a margine della conferenza stampa di presentazione del Salone Internazionale del Libro di Torino, dove la Campania sarà regione ospite.
De Luca ha sottolineato il lavoro svolto in collaborazione con la Protezione Civile nazionale e regionale per preparare la popolazione a eventuali emergenze. «Abbiamo spiegato ai cittadini dove andare in caso di problemi seri, dove sono i centri di raccolta», ha aggiunto, evidenziando come, nonostante gli sforzi, la tensione sia palpabile. Del resto, i numeri parlano chiaro: dallo scorso 15 febbraio, i sensori dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv hanno registrato centinaia di scosse, alcune delle quali avvertite distintamente dalla popolazione. Nella notte tra il 19 e il 20 febbraio, due eventi sismici hanno superato magnitudo 3, con epicentri vicini alla Solfatara e profondità comprese tra i 2 e i 2,2 chilometri.
Se da un lato De Luca ha cercato di mantenere un tono rassicurante, dall’altro le parole del capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, hanno suscitato polemiche. Durante un incontro con i residenti, Ciciliano ha risposto in modo brusco alle preoccupazioni dei cittadini: «Non volete le scosse? Andate a vivere in altre zone. Qui è così da millenni». Una frase che, unita a un’altra sua dichiarazione – «Con una scossa di magnitudo 5? Cadranno palazzi e conteremo i morti» – ha lasciato molti interloquitori perplessi e indignati.
Ciciliano, medico della Polizia di Stato e nominato da Giorgia Meloni prima come commissario straordinario a Caivano e poi alla guida della Protezione Civile, ha un curriculum di tutto rispetto, ma la sua comunicazione è apparsa a molti inopportuna. Le sue parole, invece di placare le ansie, hanno rischiato di alimentarle, sollevando dubbi sulla capacità di gestione di una crisi che, seppur monitorata, resta imprevedibile.




