Flotilla per Gaza, i due attivisti trattenuti parlano di torture in carcere: «Picchiati fino a perdere i sensi»
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Redazione Interno
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Due attivisti della Flotilla, Thiago Avila e Saif Abukeshek, trattenuti in Israele da ormai due giorni, hanno riferito ai propri legali di essere stati sottoposti a violenze fisiche sistematiche durante la loro detenzione in mare, un’operazione che le forze militari israeliane hanno condotto, stando alle testimonianze raccolte, con modalità definite «brutali» dal team legale che li ha appena visitati nel carcere di Shikma. I due, che domani mattina dovrebbero comparire davanti al tribunale per un’udienza dedicata alla proroga della loro custodia, hanno dichiarato di aver intrapreso uno sciopero della fame, una scelta estrema che segnala la disperazione delle loro condizioni fisiche e psicologiche. Uno di loro, secondo quanto emerso dal comunicato diffuso dalla Global Sumud Flotilla, è stato trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato con tale violenza da perdere conoscenza per due volte consecutive; i lividi, visibili sul volto e in particolare nell’area intorno all’occhio sinistro, limitano ora alcuni movimenti, e il dolore, come hanno raccontato i detenuti ai loro avvocati, rende persino difficili le posture più elementari.
Le condizioni dei prigionieri e il silenzio delle autorità israeliane sulle accuse
Il racconto dei due prigionieri del governo di Tel Aviv, riferito dal gruppo legale Adalah che ha chiesto senza successo maggiori informazioni sull’accusa di «organizzazione terroristica» – una definizione che i legali contestano fermamente –, descrive una detenzione prolungata in posizioni forzate, con bendaggi che non venivano rimossi neppure durante gli interrogatori. Le autorità israeliane, interpellate dal team difensivo, si sono rifiutate di fornire chiarimenti in merito ai capi d’imputazione, lasciando così i due attivisti – entrambi intercettati su una barca italiana, sebbene il governo Meloni non abbia ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali – in un vuoto giuridico che i loro avvocati definiscono inaccettabile. I maltrattamenti subiti, hanno aggiunto i legali, non si limitano alle percosse: vi sarebbero state anche ore trascorse in posizioni iperestese, una pratica utilizzata in alcuni contesti per aumentare lo stress fisico senza lasciare segni evidenti, eppure i lividi e le ecchimosi documentati dai visitatori raccontano un’altra verità, fatta di pugni e calci sferrati senza apparente motivazione.
La reazione della Spagna e l’avvertimento a Netanyahu: «Un sequestro illegale»
Il capo del governo di Madrid, intervenendo sulla vicenda dopo l’arresto di Abukeshek – che detiene anche la cittadinanza spagnola –, ha lanciato un messaggio diretto al premier israeliano: «Voglio dire tre cose a Netanyahu: la Spagna protegge sempre i suoi cittadini, questo è un sequestro illegale, e rappresenta una nuova violazione del diritto internazionale». Un avvertimento, quest’ultimo, che arriva a distanza di poche ore da una precedente dichiarazione dello stesso Sanchez, a dimostrazione della crescente tensione diplomatica tra i due paesi. I legali dei due attivisti hanno sottolineato come la loro assistenza non abbia mai ricevuto una notifica formale dei reati contestati, circostanza che renderebbe la detenzione, a loro avviso, arbitraria oltre che fisicamente violenta. Le percosse, hanno aggiunto, sono state talmente intense da causare la perdita di coscienza in due occasioni distinte, un dettaglio che i medici del carcere di Shikma avrebbero comunque dovuto rilevare durante i primi accertamenti.
La Flotilla promette di ripartire: «Saremo più numerosi di prima»
Nonostante il blitz della Marina israeliana – che in acque internazionali, di fronte all’isola di Creta, ha intercettato 22 imbarcazioni e fatto sbarcare 175 attivisti –, la missione della Global Sumud Flotilla non ha intenzione di fermarsi. Gli stessi organizzatori hanno lanciato un appello alla mobilitazione permanente, annunciando che le navi civili ripartiranno alla volta della Striscia di Gaza e che lo faranno in numero persino superiore rispetto alla precedente spedizione. «Non ci spaventa la violenza – si legge in una nota diffusa nelle scorse ore –, anzi, ci rafforza nella convinzione che il mare debba rimanere libero e che il diritto internazionale vada rispettato». I presidi davanti alle ambasciate, intanto, continuano a moltiplicarsi, mentre i due attivisti trattenuti restano in sciopero della fame in attesa dell’udienza di domani, un’udienza che i loro legali sperano possa almeno portare a un primo chiarimento sulla legittimità o meno di un’accusa che, al momento, appare priva di qualsiasi fondamento documentale.




