Flotilla per Gaza, il rientro degli attivisti italiani e il racconto di “violenze sessuali e torture”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono atterrati poco dopo le ventitré, giovedì sera, all’aeroporto di Roma Fiumicino, facendo poi scalo a Istanbul prima del rientro definitivo; alcuni di loro, come nel caso del giornalista Alessandro Mantovani e del deputato pentastellato Dario Carotenuto, avevano già varcato la frontiera italiana nelle ore precedenti via Atene, mettendo così fine a una detenzione che durava ormai da due giorni. Parliamo degli attivisti della Global Sumud Flotilla per Gaza, fermati dalla marina militare israeliana in acque internazionali al largo di Cipro, quando le loro imbarcazioni furono abbordate dalle forze speciali in un’operazione che ha riacceso i riflettori sul blocco navale della Striscia. Le immagini diffuse subito dopo l’arrivo forzato al porto israeliano di Ashdod li ritraevano – inginocchiati, bendati, con le mani legate dietro la schiena e il volto riverso al suolo – mentre i soldati armati vigilavano su di loro in una sequenza che ha fatto rapidamente il giro del mondo, suscitando la reazione immediata delle diplomazie europee.

Il racconto dei sopravvissuti tra fratture e abusi

Se fino a ieri erano solo le fotografie a parlare, adesso sono le testimonianze dirette a restituire la brutalità della prigionia. Carotenuto, rilasciato insieme agli altri partecipanti della missione, ha denunciato un trattamento che definisce disumano: “Ci pestavano selvaggiamente e ci dicevano ‘Welcome to Israel’”, ha raccontato a chi lo aspettava al rientro, aggiungendo particolari inquietanti su quello che è successo dopo l’abbordaggio. Secondo la sua versione, non solo ci sarebbero state persone con fratture, ma anche donne che avrebbero subito violenze sessuali da parte dei militari; lo stesso deputato ha descritto il trasferimento da una struttura all’altra con catene ai polsi e alle caviglie, quasi fossero merce da scortare in un viaggio della vergogna attraverso il territorio israeliano. Anche il giornalista Mantovani, volto noto del Fatto Quotidiano, ha confermato la natura delle violenze, mostrando i segni dei colpi ricevuti e parlando di un ambiente studiato per umiliare e spezzare fisicamente i detenuti: li chiudevano in spazi angusti, li privavano del sonno e li sottoponevano a una tensione psicologica costante.

La reazione del governo e la richiesta di sanzioni per Ben-Gvir

Mentre gli ultimi connazionali rientravano a Malpensa, completando il ritorno del contingente italiano, il ministero degli Esteri guidato da Antonio Tajani ha alzato il tiro contro l’esecutivo di Gerusalemme. Il riferimento, più che alle dinamiche dell’abbordaggio in sé, è a un video pubblicato dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, nel quale gli attivisti – ancora una volta in ginocchio e legati – vengono ripresi e derisi come fossero trofei di guerra. “Ha superato la linea rossa”, ha dichiarato Tajani, il quale ha annunciato che l’Italia chiederà ufficialmente all’Unione Europea di adottare sanzioni mirate nei confronti di Ben-Gvir, ritenuto il responsabile politico di quelle che l’Italia definisce “vessazioni inaccettabili contro i diritti umani fondamentali”. La Farnesina ha già convocato l’ambasciatore israeliano per chiedere spiegazioni formali, mentre la procura di Roma, nel frattempo, ha annunciato l’acquisizione del filmato incriminato, che potrebbe entrare a far parte di un fascicolo per sequestro di persona e maltrattamenti. Il caso, insomma, sta rapidamente abbandonando il piano della semplice polemica diplomatica per approdare a quello delle aule di giustizia, sia in Italia che, potenzialmente, davanti alla Corte penale internazionale.

Le altre cronache da Taranto: acustica e sicurezza marittima

Spostandosi sull’asse ionico, la città di Taranto è stata teatro in queste ore di due sviluppi amministrativi che, pur non avendo la drammaticità della vicenda mediorientale, segnano altrettante partite cruciali per il territorio. Da un lato, i consiglieri comunali di Forza Italia – Massimiliano Stellato, Ungaro e Lazzaro – hanno depositato una mozione per riattivare l’iter del Piano Comunale di Classificazione Acustica, uno strumento definito “strategico ma atteso da tempo”; stando a quanto evidenziato nel documento, il capoluogo pugliese opererebbe ancora sulla base dei limiti transitori nazionali fissati nel lontano 1991, una situazione che – secondo i firmatari – non garantisce una tutela adeguata delle aree più sensibili e che rende la convivenza tra zone industriali (come il SIN) e abitati sempre più complessa. Dall’altro lato, si è svolto un convegno dedicato alla “Sicurezza marittima integrata” all’interno di Palazzo Pantaleo, nel cuore della Città Vecchia. L’iniziativa, promossa con il supporto di AICIS e CONFAPI Taranto, ha riunito istituzioni, rappresentanti del porto e vertici della Marina Militare con l’obiettivo di stilare un vero e proprio manifesto per la tutela del mare; è emersa la volontà di rafforzare la legalità nelle acque dello Ionio, considerato un nodo strategico per l’economia della blue economy, senza però tralasciare gli aspetti legati alla sorveglianza e alla formazione (un ruolo particolare è stato riconosciuto alla Scuola Pitagora). La Capitaneria di Porto, presente ai lavori, ha richiamato il principio cardine secondo cui “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, auspicando una collaborazione sempre più serrata tra il comparto militare e quello civile.

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