Flotilla per Gaza, i due attivisti trattenuti parlano di torture nel carcere di Shikma
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Redazione Interno
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Thiago Avila e Saif Abukeshek, i due attivisti della Flotilla intercettati in acque internazionali, sarebbero stati oggetto di violenze fisiche sistematiche durante i due giorni trascorsi sotto il controllo delle forze militari israeliane. A riferirlo, al termine di una visita nel carcere di Shikma, è il team legale Adalah che ha potuto constatare di persona le condizioni dei due detenuti, entrambi ora in sciopero della fame. I legali parlano di detenzione prolungata in posizioni forzate e di pestaggi tali – stando al racconto delle vittime – da causare la perdita di conoscenza per due volte. Uno dei due, nello specifico, sarebbe stato trascinato a faccia in giù sul pavimento, riportando lividi evidenti sul volto e un’area intorno all’occhio sinistro particolarmente compromessa, tanto che alcuni movimenti risultano ora limitati dal dolore.
Le accuse respinte e il silenzio di Gerusalemme
Il racconto dei due prigionieri, attualmente a disposizione del governo di Tel Aviv, è stato integrato da una richiesta formale del team legale: maggiori informazioni in merito all’accusa di “organizzazione terroristica” che pende su di loro. Le autorità israeliane, tuttavia, si sono rifiutate di fornire qualsiasi chiaro in merito, lasciando gli avvocati senza elementi per contestare la misura cautelare. La stessa udienza di proroga della detenzione, prevista per domani mattina, si terrà dunque in un clima di opacità giudiziaria, aggravato dalle dichiarazioni dei due attivisti che denunciano di essere stati bendati e picchiati senza mai ricevere una formale comunicazione dei capi d’accusa.
La barca italiana e il silenzio del governo Meloni
I due sono stati intercettati mentre si trovavano a bordo di una barca battente bandiera italiana, un dettaglio che – almeno sulla carta – avrebbe dovuto innescare meccanismi consolari immediati. E invece il governo Meloni tace, senza che siano giunte finora note ufficiali di protesta o richieste di assistenza per i due cittadini coinvolti. Un silenzio che i legali di Adalah hanno definito “assordante”, soprattutto alla luce delle modalità con cui è avvenuta l’intercettazione: in acque internazionali, di fronte all’isola di Creta, dove la marina israeliana ha bloccato complessivamente 22 imbarcazioni e sbarcato 175 attivisti.
La reazione della Spagna e la promessa di ripartire
Dal canto suo il capo del governo di Madrid, intervenendo sulla vicenda dopo l’arresto di Abukeshek – che ha cittadinanza spagnola – ha lanciato un avvertimento diretto a Netanyahu: “La Spagna protegge sempre i suoi cittadini”, ha dichiarato, definendo la trattenuta “un sequestro illegale” e una nuova violazione del diritto internazionale. Intanto la Global Sumud Flotilla, attraverso un comunicato diffuso in queste ore, annuncia che la missione non si fermerà: “Ripartiremo e saremo di più”. L’appello alla mobilitazione, rivolto anche ai presidi davanti alle ambasciate, conferma la volontà della flotta civile di tentare nuovamente l’approdo verso la Striscia di Gaza, nonostante il blitz subito.




