Flotilla per Gaza, il corteo a Creta rallenta i bus con i 173 attivisti sbarcati. Due leader “trattenuti” da Israele
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Redazione Interno
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Non c’è stata alcuna intenzione, da parte delle autorità di Tel Aviv, di lasciare che la missione della Global Sumud Flotilla raggiungesse le coste della Striscia. Come già accaduto in passato per iniziative analoghe, le forze navali israeliane hanno intercettato il convoglio umanitario ben prima che potesse avvicinarsi alla zona del blocco, sebbene questa volta l’operazione – a dir poco eclatante – sia avvenuta a una distanza geografica notevole dai territori contesi. I riflettori, in queste ore, sono puntati in particolare sulla sorte di due figure di spicco della spedizione: da una parte il portavoce spagnolo di origini palestinesi Saif Abdelrahim Abukeshek, dall’altra il brasiliano Thiago de Ávila. Se per il governo israeliano si tratta di un semplice “trattenimento” (giustificato dalla volontà di interrogarli nello Stato ebraico in relazione a presunte attività illegali o legami con organizzazioni considerate nemiche), per gli attivisti e le Ong di sostegno la definizione è radicalmente diversa: parlano di “rapimento” consumato in alto mare, al di fuori di qualsiasi quadro giuridico riconosciuto. A rendere la vicenda ancora più spinosa dal punto di vista del diritto internazionale, come si legge nei resoconti, è il luogo dell’intercettazione: le acque internazionali lambenti l’isola di Creta, a una distanza ragguardevole sia dalle coste israeliane che da quelle della Palestina occupata.
La narrazione degli eventi, filtrata attraverso i canali social della Flotilla e le testimonianze dei reduci, dipinge un quadro di tensione e violenza fisica durato circa quaranta ore. Chi è stato rilasciato e trasferito a Creta parla di un passaggio forzato sulla nave militare descritto come un’esperienza traumatica: non si tratterebbe solo di un normale fermo amministrativo, bensì di quella che l’organizzazione ha definito “crudeltà deliberata”. I racconti raccolti, accompagnati da video e fotografie dei lividi, accennano a una sistematica negazione di cibo e acqua a sufficienza, oltre a condizioni di detenzione degradanti; alcuni attivisti hanno riferito di essere stati costretti a dormire su pavimenti allagati di proposito dall’equipaggio, mentre altri avrebbero subito pugni e calci nel tentativo di proteggere i due leader fermati. Le violenze sarebbero state scatenate, stando al comunicato diffuso dalla Global Sumud, proprio nel momento in cui i militari hanno cercato di isolare e prelevare Abukeshek e Ávila, suscitando la resistenza passiva degli altri membri dell’equipaggio. Nonostante la gravità di queste accuse (che includono il riferimento a nasi rotti e costole incrinate), al momento non sono ancora emersi riscontri indipendenti sufficienti a verificare la portata delle lesioni riportate dai fermati, sebbene le proteste diplomatiche si siano fatte immediatamente pressanti.
Mentre i due leader sono stati separati dal gruppo per essere trasferiti in Israele (con il governo spagnolo che ha parlato ufficialmente di “sequestro” chiedendo spiegazioni formali a Netanyahu), la maggior parte degli attivisti – circa 173 persone, sebbene il numero sia ancora incerto tra le varie fonti – è stata sbarcata nel piccolo porto di Ierapetra, nel sud-est di Creta. Qui, tuttavia, la loro libertà di movimento non è stata immediatamente ripristinata, nonostante si tratti in larga parte di cittadini europei che si trovavano tecnicamente in territorio Schengen. Le autorità locali, in apparente coordinamento con le disposizioni diplomatiche, hanno caricato il gruppo su quattro autobus diretti verso l’aeroporto di Heraklion, provocando la reazione immediata di un centinaio di manifestanti. In una scena destinata probabilmente a fare il giro del web, i residenti e alcuni sostenitori hanno bloccato il convoglio per poi improvvisare un corteo che ne ha rallentato la marcia, fungendo quasi da “scorta ostile” al trasferimento coatto. Alcuni dei fermati, ancora visibilmente scossi dalle ore trascorse in mare, hanno chiesto di essere visitati da medici prima di essere allontanati, ma la gestione della situazione da parte della polizia greca è apparsa rigida e poco incline a concedere deroghe.




