Flotilla, sbarcati a Creta gli attivisti fermati. Usa: “Conseguenze a chi li sostiene”
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Redazione Interno
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È durata poco più di ventiquattr’ore la detenzione in mare degli attivisti della Global Sumud Flotilla, intercettati nella notte tra mercoledì e giovedì in acque internazionali a largo dell’isola di Creta. I circa 175 passeggeri – tra i quali figurano una ventina di cittadini italiani – sono stati trasferiti su suolo greco, dove sono sbarcati nel sud-est dell’isola scortati dalla guardia costiera locale, salendo poi a bordo di quattro autobus che li hanno allontanati dal molo. La loro liberazione, giunta al termine di un’operazione militare che la stessa organizzazione umanitaria ha definito un “atto di pirateria”, non ha tuttavia riguardato due dei membri più influenti della spedizione, scomparsi nel nulla e riapparsi poche ore dopo nelle carceri israeliane.
Se la maggior parte dei volontari è stata rilasciata per evitare un’escalation diplomatica con i paesi europei, lo stesso non si può dire per il brasiliano Thiago Ávila e per il palestinese Saif Abukeshek, residente a Barcellona. Entrambi, in qualità di membri del comitato direttivo della Flotilla, sono stati prelevati dalla Marina israeliana e portati nel territorio dello Stato ebraico, dove le autorità li accusano formalmente – nel primo caso – di “attività illegali” e – nel secondo – di “affiliazione a un’organizzazione terroristica”. Si tratta di una distinzione che Israele ha voluto sottolineare con forza, ribadendo come l’obiettivo dell’intervento non fosse indiscriminato, ma mirato a decapitare la leadership di quella che viene descritta come una “provocazione politica”.
La posizione degli Stati Uniti e lo spettro delle sanzioni
Mentre i governi europei, dall’Italia alla Spagna fino alla Grecia, si alternavano tra richieste di rispetto del diritto internazionale e condanne formali, la reazione più netta è arrivata da Washington, dove Donald Trump siede da oltre un anno alla Casa Bianca. Il dipartimento di Stato – oggi guidato da Marco Rubio – ha infatti “fermamente condannato” l’iniziativa della Global Sumud Flotilla, bollandola come un’operazione “filo Hamas” e “controproducente” rispetto agli sforzi di pace nella regione. Ma oltre alla condanna, che in molti avevano pronosticato, la nota americana contiene un passaggio che, spostando l’attenzione dai detenuti ai loro finanziatori, potrebbe trasformare una vicenda di cronaca in un affare giudiziario internazionale.
“Valuteremo l’impiego degli strumenti a disposizione per imporre conseguenze a coloro che forniscono sostegno a questa flottiglia” si legge nel documento citato dalle agenzie, un messaggio chiaro indirizzato non tanto agli attivisti fermati in mare, quanto piuttosto alle organizzazioni e ai governi che ne hanno favorito la partenza. Gli Stati Uniti, considerando la flottiglia come una costola della Popular Conference for Palestinians Abroad (un’entità già sottoposta a sanzioni del Tesoro Usa), hanno esortato i propri alleati “a negare l’accesso ai porti, l’attracco e il rifornimento” a queste imbarcazioni. Sullo sfondo, ovviamente, la posizione ambivalente dell’Europa che, da una parte, chiede moderazione a Israele e, dall’altra, teme di finire nell’elenco dei “sostenitori” degli attivisti.
Il corteo di Roma e la richiesta di rottura con Israele
Mentre la notizia dello sbarco a Creta faceva il giro del mondo e le diplomazie lavoravano per ridurre la tensione, a Roma la protesta organizzata dopo l’abbordaggio ha preso il via sotto il Colosseo. L’annuncio dell’imminente rilascio dei 175 attivisti – giunto proprio quando il corteo stava per partire – non ha però raffreddato gli animi dei manifestanti, che hanno trasformato il presidio in una contestazione più ampia contro le politiche del governo italiano. “I fratelli e le sorelle della Flottilla sono stati per l’ennesima volta rapiti dall’esercito terrorista di Israele”, tuonavano i megafoni, mentre la folla si riversava lungo via dei Fori Imperiali deviando verso la stazione Termini.
A dare la misura del cambio di passo tra le richieste della società civile e la prudenza del governo è stata Tatiana Montella, legale della Global Sumud Flotilla Italia, la quale ha accolto con soddisfazione la condanna ufficiale dell’esecutivo di Giorgia Meloni (definizione quest’ultima che ha definito il sequestro “illegale”) pur sottolineandone i limiti. “Ben venga che dopo l’abbordaggio anche questo governo cominci a dichiarare l’illegittimità di alcune azioni di Israele – ha dichiarato – forse è ora di andare oltre la condanna verbale e cominciare a sospendere i rapporti militari con Israele”. Dopo l’azione israeliana in acque internazionali, insomma, la posizione dell’Italia rischia di rimanere schiacciata tra l’alleanza atlantica (che sostiene la linea dura degli Usa) e la pressione interna, che vede nei fatti di Creta l’ennesima violazione del diritto del mare.
I due “coordinatori” e il diritto internazionale
Se per i 173 attivisti sbarcati l’incubo si è concluso con un viaggio in autobus verso l’aeroporto (e probabilmente con un volo di rientro a casa), la situazione di Thiago Ávila e Saif Abukeshek resta appesa a un filo giudiziario. Israele sostiene la legittimità del fermo basandosi sul fatto che i due, in qualità di organizzatori, rappresentavano una minaccia concreta alla sicurezza, equiparando le loro attività a quelle di una copertura umanitaria per interessi ostili. Dalla Spagna, intanto, il ministro della Cultura Ernest Urtasun ha usato parole pesantissime definendo l’accaduto un “sequestro” e non un semplice fermo, chiedendo la liberazione immediata del cittadino ispano-palestinese.
La Grecia, da parte sua, ha cercato di mediare offrendo il proprio territorio come zona cuscinetto per facilitare il rimpatrio, evitando che gli attivisti diventassero un peso morto nelle mani della Marina israeliana. Per il momento, dunque, il bilancio finale dell’operazione è duplice: da un lato, una grave crisi diplomatica evitata (o almeno rimandata) grazie al rilascio dei passeggeri “comuni” e, dall’altro, una resa dei conti interna alla leadership della Flotilla. L’inviato del Fatto Quotidiano, Alessandro Mantovani, a bordo dell’imbarcazione Vivi, ha definito la situazione in evoluzione, mentre le organizzazioni umanitarie continuano a chiedere l’immediata liberazione dei due membri del comitato direttivo, trattenuti in Israele senza che, al momento, sia stato reso noto un calendario preciso per la loro eventuale espulsione o processione.




