Bulega scrive la storia ad Assen, Lecuona brilla tra gli alti e bassi del round olandese
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Redazione Sport
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Il TT Circuit di Assen, teatro storicamente votato alle sfide imprevedibili, ha consegnato un verdetto inequivocabile nel terzo round del mondiale Superbike 2026. Nicolò Bulega, che ormai sembra danzare su un piano di realtà parallelo rispetto ai suoi avversari, ha firmato un’altra tripletta perfetta – la terza consecutiva in altrettanti fine settimana – agganciando così un primato che fino a ieri portava la firma inconfondibile di Toprak Razgatlioglu: tredici vittorie di fila. Il pilota dell’Aruba.it Racing – Ducati, che non ha mostrato alcuna flessibilità nemmeno quando la pioggia ha fatto capolino sull’asfalto olandese, ha imposto il proprio ritmo sia nella gara corta che in quella lunga, senza mai concedere al gruppo inseguitore la minima illusione. La sua stagione, fin qui perfetta, comincia a sollevare interrogativi più filosofici che tecnici: la sfida, a questo punto, sembra ridotta a un confronto con sé stesso, con i propri record da battere e con una noia – quella dei vincitori solitari – che solo i grandi campioni sanno trasformare in carburante.
La marea rossa di Borgo Panigale e il dominio senza appello
Se il risultato di Gara2 a Assen può essere letto come un fotogramma esemplare dell’attuale equilibrio (o squilibrio) del campionato, bastano i primi sei posti occupati da altrettante Panigale V4 a restituire l’idea di una superiorità che i correttivi tecnici introdotti per limitare la Ducati, evidentemente, hanno finora mancato il bersaglio. Non è questa la sede per dibattere dei regolamenti, va però annotato che nessun altro costruttore è riuscito a impensierire la rossa, nemmeno quando le condizioni meteorologiche – con quel misto di asciutto e bagnato che ad Assen è una tradizione – avrebbero dovuto livellare le prestazioni. Bulega, dal canto suo, ha guidato con una precisione quasi maniacale: la sua “domenica marcata Bulega’s Style” non lascia spazio a interpretazioni, perché il dato di fatto è che il romagnolo vince a prescindere dal formato della gara o dall’umidità dell’asfalto, un lusso che pochi nella storia della categoria si sono potuti permettere.
Lecuona si mette in luce, Bassani e Oliveira nella morsa delle difficoltà
Non tutto il weekend olandese, però, è stato un inno monocorde alla potenza di Borgo Panigale. Iker Lecuona, che tra alti e bassi sta costruendo una stagione di sostanza, ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista nel round di Assen, portando a casa prestazioni che ne hanno sottolineato la crescita e la capacità di leggere le situazioni limite. Per lui, così come per Bulega con cui ha condiviso più di un podio in questo avvio di campionato, il tracciato dei tulipani ha rappresentato una conferma. Diverso, invece, il copione per Axel Bassani e Miguel Oliveira: entrambi hanno pagato dazio in Olanda, inchiodati da problemi di messa a punto e da un passo gara che non ha mai realmente preso il via. Le loro difficoltà, emerse in modo chiaro già nelle sessioni di prove, si sono trascinate fino alla bandiera a scacchi, senza che vi fosse un guizzo capace di invertire la rotta. Ad Assen, insomma, il gradino più alto del podio ha avuto un solo inquilino fisso, ma alle sue spalle si è consumata una gerarchia mobile, fatta di luci – come quelle accese da Lecuona – e di ombre lunghe proiettate da chi, come Bassani e Oliveira, ha invece dovuto incassare un fine settimana da dimenticare in fretta.
Tredici vittorie consecutive: un record che profuma di storia
Il dato numerico, a volte freddo, stavolta racconta meglio di qualsiasi cronaca l’eccezionalità del momento. Bulega ha eguagliato il primato di Razgatlioglu (quello stabilito nel biennio 2024-25) e lo ha fatto con un’autorevolezza che lascia intendere come l’asticella possa presto essere spostata più in alto. Nessuno, nel paddock di Assen, ha saputo offrire una risposta concreta al suo ritmo; nemmeno quando la pioggia è caduta a gara in corso, trasformando la pista in un campo minato, il ducatista ha tentennato. I tifosi olandesi, che pure attendevano battaglie più accese, hanno dovuto assistere a una lezione di guida pulita e chirurgica. La “dolce noia” di cui qualcuno comincia a parlare – quella sensazione cioè di assistere a uno spettacolo già scritto prima del via – non toglie nulla al valore dell’impresa: vincere tredici gare di fila nel mondiale Superbike richiede una concentrazione e una gestione della pressione che pochi eletti hanno mai dimostrato di possedere. Bulega, adesso, corre anche contro i fantasmi dei record che lui stesso sta riscrivendo.




